Da Gucci sfila la Primavera di Demna Gasvalia, il designer georgiano a cui è stato affidato il ruolo di direttore creativo, con il difficile compito di riportare il marchio nell’olimpo dei brand del lusso.
“Gucci è un marchio – scrive Demna – ma è soprattutto un luogo culturale condiviso, capace di parlare a persone diverse per sensibilità, identità e codici espressivi. Questa pluralità si riflette in Primavera: una costellazione di archetipi, gusti e attitudini, una gamma di proposte stilistiche pensate per chi la Maison già abbraccia e per chi desidero possa riconoscervisi. Presentare la collezione in uno spazio monumentale, quasi
museale, circondato da statue in marmo, è un gesto che traduce il mio modo di vedere questa straordinaria maison. A rispecchiarne la visione, una colonna sonora costruita sulla giustapposizione di cinque generi distinti, ricomposti in un’unica, coerente estetica sonora”. La rinascita di Gucci, la sua “Primavera” come Demna ha voluto intitolare la collezione, guarda all’archivio, alla storia del marchio, ma soprattutto al periodo d’oro di Gucci, quei dieci anni compresi dal 1994 al 2024 che videro alla direzione creativa il texano Tom Ford e come ceo Domenico De Sole, un duo fortissimo e affiatato che portò Gucci a livelli di successo e di fatturato mai raggiunti prima di allora. Tom Ford inventò in quel periodo un vocabolario sexy che ha costruito l’immagine che conosciamo e che oggi suscita quella nostalgia. Uno stile sexy che Kate Moss nel finale della sfilata rappresenta bene. Uno stile quello di Tom Ford molto ricercata nei vestiti vintage in vendita on e off line. Demna torna a quel linguaggio del corpo, alla fisicità. Ai modelli palestrati, alle modelle con cosce e braccia con muscoli scolpiti, evidenziati da tatuaggi, da tessuti aderenti come una seconda pelle, da spacchi, minigonne, scollature. Demna ha presentato una collezione per la Donna e per l‘Uomo in una sfilata co-ed in cui nella prima parte la figura maschile era in netta contraddizione con quella femminile. “Voglio che Gucci sia sentimento puro. Nella mia visione di Gucci, moda ed eredità storica si intrecciano. Non sono opposti ma amanti. Gucci esiste nella loro armonia, nel loro nutrirsi a vicenda. E da questa dualità che emerge il suo carattere unico. Questa mia prima sfilata per Gucci introduce un universo di persone, archetipi, consumatori e dress code destinati a ispirare il mio linguaggio creativo per il futuro. È un inizio, ma già maturo e carico di intenzione. È il fondamento della storia che scriverò per Gucci”.
La collezione introduce un nuovo vocabolario di silhouette, texture e materiali, espressione dell’etica progettuale che è al cuore di Gucci. Ne scaturisce un’idea di leggerezza, naturalezza e comfort, con forme consapevoli del corpo, frutto di uno sviluppo prodotto rigoroso che ha reso possibile la creazione di capi seamless di ultima generazione e volumi tagliati il più vicino possibile alla figura, una sensibilità profondamente Gucci, insieme a bordi termosaldati invisibili e orli curvi progettati con precisione.
L’apertura è affidata a un minidress seamless in candido tessuto da calzetteria, indossato con un’attitudine da femme fatale: un gesto netto, quasi un azzeramento visivo. La collezione propone molteplici modalità di vestire: le stesse giacche si alternano tra gonne, leggings-pantalone e pantaloni, attraversando con disinvoltura l’ufficio, il bar e tutto ciò che sta nel mezzo.
La sartorialità, morbida e fluida, prende forma in tessuti eterei dall’effetto liquido, contaminata da una sensibilità streetwear attraverso giacche scollate e pantaloni con tasche orizzontali che inducono una postura precisa.
Nuove forme di abbigliamento, da sempre una mia ossessione, includono tracksuit e abiti che evolvono in moderne trackdress; leggings fusi con il pantalone; giacche e top integrati in un unico capo ultra aderente; e calzature che fondono scarpe in pelle e sneaker in una silhouette unica, con l’aerodinamicità di un’auto sportiva.
Ricami di piume voluminosi profilano bubble blouson avvolgenti, bomber e shearling intarsiati, aprendosi fino a incorniciare il volto di chi li indossa. Pelli preziose, selezionate per morbidezza e flessibilità, donano naturalezza a biker, pantaloni aderenti e stole circolari e soffici. La tradizione scultorea che ha plasmato il mio immaginario informa look scolpiti, quasi adonici, che richiamano gli ideali rinascimentali di proporzione e fisicità; silhouette da skater abbinate a T-shirt fluide trattenute in un drappeggio di ispirazione greca; e un abito bianco scivolato che evoca la Nascita di Venere.
Preziosi completi due pezzi, una proposta party-boy composta da top aderenti e pantaloni scivolati, sono immersi nelle decorazioni e indossati a piedi nudi, in dialogo con abiti audaci e minidress dagli spacchi vertiginosi. Il finale è affidato a un abito dalla schiena nuda che rivela un perizoma GG in oro bianco, tempestato di dieci carati di diamanti.
L’iconica borsa Gucci Bamboo 1947 viene reinterpretata con un volume più slanciato e un manico bamboo realizzato in segmenti di pelle flessibile assemblati tra loro, mentre le minaudière d’archivio si allungano per accogliere smartphone ed essenziali. Manhattan, la mia prima sneaker per Gucci, unisce una forma da basket ultra-minimale alla praticità slip-on del mocassino; i modelli Giovanni e Cupertino, morbidi e destrutturati, superano la rigidità tradizionale della scarpa in pelle. Questa collezione, e più in generale la mia visione per Gucci, si fonda su un principio di pragmatismo: creare oggetti desiderabili e autentici, capaci di accompagnare persone diverse, arricchirne la quotidianità e farle sentire bene.
In pedana oltre a Kate Moss, si notavano anche Mariacarla Boscono e Karlie Kloss. Mentre in prima fila, spaccavano i volti di Alessandro Michele, Donatella Versace, Romeo Beckham, le sorelle Hilton e Demi Moore.
(Riproduzione riservata)

