Louis Vuitton Resort 2027 sfila nella Frick Collection di New York con un omaggio a Keith Hering

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La collezione Resort 2027 di Louis Vuitton è un viaggio fantasioso verso mete lontane intrapreso dal direttore creativo della linea donna Nicolas Ghesquiere, al timone della maison dal 2013. Il viaggio approda alla Frick Collection di New York, casa-museo restaurata da Annabelle Selldorf (sta restaurano il Louvre)  e oggi legata alla maison da una nuova partnership triennale che prevede una sponsorizzazione da parte di LVMH a sostegno delle mostre, l’accesso pubblico e una posizione curatoriale. Non dimentichiamo infatti che Bernard Arnault, patron del Gruppo del lusso francese LVMH, è uno dei mecenati d’arte più importanti del pianeta.

Di recente New York è la meta più gettonata dalle grani maison. Non dimentichiamo infatti che la Frick arriva dopo le presentazioni di Gucci a Times Square e di Chanel in una stazione della metropolitana. La griffe di punta del gruppo LVMH ha sfilato invece tra le opere d’arte lasciate dalla figlia del magnate dell’acciaio Henry Frick alla citta’ di New York, con un mood che ha reso omaggio a uno dei protagonisti dell’arte pop degli  anni 80 a New York, il writer Keith Haring. Parte tutto da una valigia taggata dal writer scoperta negli archivi della maison. Ghesquière ha già dato prova di amare le sfilate spettacolari per le collezioni Resort, come quelle avvenute nel Salk Institute di Los Angeles disegnato da Louis Kahn, il Niterói Contemporary Art Museum firmato Oscar Niemeyer e nel Miho Museum di I.M. Pei.

Il parterre era degno della situazione: Zendaya, Cate Blanchett, Emma Stone, Chase, Anne Hathway ed Emily Blunt, fresche delle presentazioni del secondo Diavolo veste Prada.

Il defilè viene aperto da una modella che in realtà è l’attrice italiana Giulia Maenza,  in cardigan rosso, jeans e cintura zebrata. Tra le mani porta la valigia di pelle anni Trenta sulla quale Haring aveva scarabocchiato nel 1984 alcune delle sue celebri figure in movimento. La valigia ha annunciato la seconda delle due collaborazioni della maison, quella con la fondazione Haring, che includerà anche una riedizione della classica borsa LV Speedy decorata con i bambini danzanti e i cani che abbaiano che Haring disegnava coi gessetti nella metropolitana.

Ghesquière, che ha ammesso di non esser stato influenzato solo dall’arte del writer, ma anche dai suoi valori, guarda però alla città di New York e la rivisita con gli occhi di un parigino, creando una liason tra le due anime metropolitane e i due diversi stili. Lo stilista prende spunto dalla cultura pop, dai suoi stilemi, dalle slot machine, dai telai delle automobili, e vi aggiunge tocchi di Gilded Age. In un inaspettato matrimonio tra le due metropoli: New York e Parigi con le loro contraddizioni e le loro diversità, le identità multiple, le culture divergenti che si fondono tra loro.
Domina la pop art di Haring presenta su capi di abbigliamento e accessori. A loro volta, questi pezzi fungono nuovamente da tele, rendendo omaggio al linguaggio artistico distintivo e all’eredità di Haring. Un viaggio tra spazi, un viaggio tra epoche. Qui, un viaggio tra identità, un viaggio di scoperta.

Tra i saloni della Frick – un ambiente carico di significato, immerso in questa metropoli, un luogo in cui scoprire tempi diversi, esperienze alternative. Così come la Frick celebra le arti decorative francesi attraverso uno sguardo americano, qui le diverse espressioni dello stile americano vengono interpretate attraverso il savoir-faire francese, in un dialogo continuo.
Sfilano blue jeans, capi in jersey e in pelle che reinterpreno l’eredità dello stile americano. All’interno di questi capi c’è l’idea delle donne americane, il loro carattere. Dinamiche, liberate, energetiche. La profondità della storia culturale europea, l’ampiezza dell’esperienza americana moderna, grandi maestri e pop art, vecchio mondo e nuovo, vengono qui celebrati contemporaneamente.
Graffiti di passamaneria o ricami di paillettes creano pizzi complicati. Figure moderne si muovono, come fantasmi del futuro, per sconvolgere questi spazi che
ricordano il passato. Alla fine, forse tutti hanno un posto in questo paese e il Sogno Americano, nonostante chi vorrebbe chiudere tutte le frontiere per fare degli Stati Uniti d’America una torre irraggiungibile, forse per reazione, è più vivo che mai.

(Riproduzione riservata)

 

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