Maria Grazia Chiuri ha deciso che a guidare il suo progetto per Fendi, di cui è direttrice creativa, e ad avere diritto di parola nella sua moda, siano principalmente i corpi, esaltati da una nuova collezione che sembra aver attinto molto dalla lingerie.
Ma l’allestimento e la musica della sfilata della collezione Fendi Primavera/Estate 2027, che si è svolta negli spazi milanesi della maison di via Solari, in presenza di numerose celebrities come Rachel Zegler, Yara Shahidi, Monica Bellucci, Jovanotti, le pop-star spagnole Aitana e Ona Mafalda, l’attrice britannica Maisie Williams, la modella Iris Law e Bang Chan, brand ambassador e cantante coreano, riconducevano ad altro. Infatti, almeno per quanto riguarda l’atmosfera, sembra che Chiuri si è lasciata ispirare dall’energia e dai ricordi di due insostituibili divi nostrani, Adriano Celentano e Raffaella Carrà. Due artisti che hanno costruito il loro successo principalmente sull’energia espressa dai loro corpi e dalle loro movenze. Non dimentichiamo che Raffaella Carrà è stata colei che ha scoperto per prima l’ombelico in tv, rischiando la censura, e destando un vespaio di polemiche anche ballando nel piccolo schermo, il Tuca Tuca. Per rendere evidente il suo omaggio a Celentano e Carrà la passerella della sfilata è stata incorniciata da specchietti che riflettevano gli ospiti, proprio come accadeva in una esibizione del “Molleggiato” e della Carrà nel varietà della Rai del ’74 Milleluci. La colonna sonora era il remix del tormentone lanciato da Celentano nel 1972, “Prisencolinensinainciusol”.
Certo la moda lavora sul corpo, si ripete sempre. Ma Chiuri vuole ribadire come in questa relazione così potente la cosa più importante per lei sia lasciarsi andare a quel senso di libertà emotiva che nella progettazione della collezione diventa interpretazione dei desideri dei corpi dell’oggi: forti e fragili allo stesso tempo, nella relazione tra loro e dove maschile
e femminile s’incontrano. Sono le parole della poesia di Cummings: I like my
body when it is with your body, a illuminare quel necessario riconoscersi, in cui
gli abiti sono quella seconda pelle porosa alle emozioni. Emozioni che appartengono al nostro tempo: le forme del tempo sono la preda che la moda vuole catturare.
Come punto di partenza l’intimo sia maschile che femminile. Intercapedine leggera che può celare o rivelare. Indumenti che Chiuri esalta con pizzi e ricami, che
declina in molti i colori, per esprimere un corpo che conosce il piacere di mostrarsi
e l’ironia. Raffaella Carrà, incredibile protagonista della pop culture, italiana, conosciuta e amata in tutto il mondo, diventa riferimento di quella capacità di sovvertire le regole: dal modo di vestire in scena alle gerarchie del desiderio fino alla rivendicazione di una indipendenza di vita e di pensiero. Lo specchio, superfice del nostro solitario riconoscerci quotidiano, si trasforma nel moltiplicatore dei corpi di Celentano, della Carrà, dei ballerini nella esaltante performance di Prisencolinensinainciusol, e nel set della sfilata diventa un solido ispirato al lavoro di Luciano Fabro Cubo di specchi, obbligando così gli spettatori al confronto, alla scoperta dell’altro nell’immagine riflessa.
Così come si mescolano i corpi, si mescolano gli indumenti nelle diverse sovrapposizioni, nelle diverse fogge, nelle diverse lunghezze, nei diversi materiali, nelle
diverse consistenze. Lucido e opaco. leggero e pesante. Seta e maculato. Pizzi, ricami, intarsi. Pezzi metamorfici come la giacca da camera che esce in strada. Velluto e pergamena. Punk e borghese. Scarpe gioiello. Non ci sono gerarchie. Non ci
sono conformismi. Uomini e donne si rapportano alla pari superando gli stereotipi vestimentari di genere. Esaltazione dei corpi, non costrizione.
Così l’intimo esce fuori in una passerella blasonata come quella di Fendi. La lingerie è pronta ad uscire allo scoperto con top-reggiseno profilati di pizzo che si abbinano a shorts in seta. Abiti morbidi hanno piccoli colletti di pelliccia, nonostante i suggerimenti della Camera della Moda di non portare fur in passerella, e le sottovesti trasparenti hanno un’aria retrò. Ai piedi si portano gambaletti velati, per nulla controindicati con i sandali e le decollete dai tacchi alti. Top di paillettes si alternano a bluse di raso.
Insomma, nonostante la presenza di un paio di pantaloni neri, di un blue jeans delavé e di qualche giacca dove si notano le tipiche lavorazioni a intarsio della maison che trasformano i materiali, è il trionfo dei piccoli pezzi, da mettere nei cassetti e non da appendere nell’armadio, da abbinare tra loro in infinite varianti. E soprattutto va rilevato che Chiuri ha portato in scena pezzi facili da vendere. Una scelta che permette a borse e accessori di dominare la scena. Meditate carissimi, meditate!
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