I monologhi della vagina e gli altri spettacoli del Teatro della Cometa 2026/27

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E’ l’imprinting inconfondibile della stilista Maria Grazia Chiuri, amante della ricerca, della sperimentazione e della commistioni interdisciplinare tra le arti più diverse, ad aver influenzato la scelta degli spettacoli che vanno a costituire il cartellone della stagione 2026/2027 del Teatro della Cometa.

Situato di fronte al Campidoglio, questo piccolo gioiello venne fondato come centro culturale nel 1958 da Anna Laetitia Pecci Blunt detta Mimì, chiuso per circa diciassette anni a seguito di un incendio nel 1968, è stato riaperto dopo la morte di Mimì nel 1986, dalla figlia Viviana in collaborazione dell’ingegnere Giorgio Barattolo.

Nel 2025, finita l’esperienza della direzione creativa di Dior, che l’ha portata a vivere per dieci anni a Parigi, Maria Grazia Chiuri è tornata a Roma (è la direttrice creativa di Fendi) e ha riaperto il teatro, gestito con la collaborazione di sua figlia Rachele e di suo figlio Niccolò.
La selezione degli spettacoli che nasce, così come nella moda della designer, dall’incontro tra linguaggi, generazioni e geografie differenti, mette in relazione artisti e pubblico,  libertà della ricerca e capacità della scena d’interrogare il presente. E’ un percorso che non procede per generi separati, ma costruisce relazioni. La nuova drammaturgia internazionale incontra testi che hanno segnato il teatro contemporaneo, mentre musica, danza e arti visive ampliano il campo della scena: la musica da camera dialoga con il jazz e l’improvvisazione, l’opera torna nella dimensione raccolta della Cometa, il movimento e il corpo diventano strumenti di memoria e ricerca. A tenere insieme esperienze così diverse è un’idea del teatro come luogo vivo e della Cometa come spazio privilegiato di sperimentazione. Nel solco della programmazione d’avanguardia promossa dalla sua fondatrice, Anna Laetitia Pecci Blunt, la memoria non è qualcosa da conservare immobile, ma una materia da rimettere continuamente in circolo. La stagione 2026/2027 disegna così il Teatro della Cometa come uno spazio di attraversamento e di incontro, nel quale la tradizione non rappresenta un confine, ma un punto di partenza. Un teatro capace di accogliere la memoria della propria storia e, nello stesso tempo, di metterla alla prova del presente; di avvicinare artisti, discipline e generazioni differenti.
Il programma costruisce una trama di relazioni: tra memoria e contemporaneità, tra parola e musica, tra immagine e suono, tra corpo e movimento, tra chi è sulla scena e chi la guarda. È in questo movimento continuo tra eredità e ricerca che la Cometa rinnova la propria vocazione: essere un luogo in cui linguaggi differenti possano incontrarsi, trasformarsi e generare nuove possibilità di ascolto e di visione.
La stagione si apre il 4 ottobre con il Metaphora Ensemble e Recomposed by Max Richter: Vivaldi – The Four Seasons. Richter parte da uno dei capolavori più riconoscibili della storia della musica per attraversarlo con la sensibilità del presente: le Quattro Stagioni riaffiorano, si trasformano e si ricompongono, sospese tra memoria e invenzione. È un gesto che contiene già una delle direzioni dell’intera programmazione: guardare alla tradizione non come a un repertorio chiuso, ma come a uno spazio nel quale continuare a cercare.
Con 50 Minutes di Deborah Levy, dal 23 al 25 ottobre, la stagione entra nel territorio della nuova drammaturgia internazionale. Una conversazione tra un coniglio e un professore diventa il punto di partenza per interrogare il panico contemporaneo, le paure e le contraddizioni di un mondo che sembra vivere in uno stato permanente di emergenza. Politico e surreale, ironico e inquieto, il testo affida all’assurdo e all’immaginazione la possibilità di cercare una forma di relazione dentro il disordine del presente.
La parola torna al centro dal 3 all’8 novembre con I monologhi della vagina di V, già Eve Ensler, nella traduzione di Monica Capuani e con il coordinamento artistico e la regia di Lella Costa. A trent’anni dal debutto teatrale, Costa torna a confrontarsi con un’opera che ha profondamente attraversato il suo percorso, accompagnata in ogni replica da un cast di interpreti che si alterna nelle diverse serate. Generazioni, esperienze e sensibilità differenti rimettono così in circolo un testo nato dalle testimonianze di oltre duecento donne e diventato uno dei riferimenti del teatro contemporaneo sui temi del corpo, della libertà e della violenza.
Con Tru, dal 19 al 25 novembre, la scena si concentra invece sulla figura di Truman Capote. Jesse Tyler Ferguson, diretto da Rob Ashford e affiancato da Marisa Berenson, porta per la prima volta in Italia il ritratto dello scrittore nel momento della sua crisi più profonda. È il dicembre del 1975 e Capote, escluso dall’élite mondana che per anni lo aveva accolto, è costretto a misurarsi con le conseguenze della propria opera e con il prezzo della libertà dello scrittore. Costruito interamente a partire dalle sue parole, Tru attraversa la distanza tra il personaggio pubblico e l’uomo, tra il desiderio di appartenenza e la necessità di raccontare.
Il 29 novembre la musica da camera torna protagonista con il Quatuor Arod e Massimo Spada, impegnati nei Quintetti per pianoforte e archi di Korngold e Franck. Due differenti visioni del tardo romanticismo mettono al centro una delle dimensioni fondamentali del fare musica insieme: l’ascolto reciproco. Il debutto romano del quartetto apre così un percorso cameristico che accompagnerà la Cometa nel corso della stagione.
Dicembre porta il teatro verso una delle sue condizioni più essenziali con White Rabbit Red Rabbit di Nassim Soleimanpour. Dall’1 al 6 dicembre l’interprete affronta il testo una sola volta, senza averlo letto né visto in precedenza, scoprendolo davanti al pubblico attraverso una busta sigillata. Autore, attore e spettatori condividono lo stesso tempo e la stessa incertezza. Nato dall’impossibilità del suo autore di lasciare l’Iran, lo spettacolo trasforma la distanza e la censura in un esperimento radicale di relazione teatrale.
Il 13 dicembre il pianista Boris Petrushansky mette a confronto due modi differenti di trasformare l’immagine in musica. Le stagioni di Čajkovskij e Quadri di un’esposizione di Musorgskij costruiscono due itinerari nel grande repertorio russo: il primo intimo e legato allo scorrere del tempo, il secondo visionario e quasi teatrale. Il pianoforte diventa spazio del racconto, capace di evocare luoghi, figure, atmosfere e memorie senza ricorrere alla parola.
Con il nuovo anno il racconto passa attraverso la biografia. Il 9 e 10 gennaio ALBAINCLEMENTE, con Alba Clemente e Gabriele Gallinari e la regia di Guido Torlonia, attraversa una vita segnata dal teatro, dal viaggio e dall’arte. L’Oriente, l’India, New York, Francesco Clemente e gli incontri con figure come Andy Warhol e Jean-Michel Basquiat diventano frammenti di una geografia personale nella quale memoria individuale e storia culturale si sovrappongono.
Il 16 e 17 gennaio Danilo Rea porta alla Cometa un’altra forma di libertà: quella dell’improvvisazione. Jazz, canzone d’autore italiana e melodramma cessano di appartenere a territori distinti e diventano materiali di una musica che nasce nel momento stesso in cui viene eseguita. Le melodie possono cambiare direzione, scomparire e riaffiorare trasformate. Il concerto diventa così una composizione costruita davanti al pubblico, nella quale ciò che
è conosciuto può essere continuamente riscoperto.
Il 6 e 7 febbraio la Cometa torna a una parte importante della propria storia: quella delle forme brevi del teatro musicale e dell’opera da camera. Con le musiche di Marcello Panni, la regia di Cesare Scarton e la direzione musicale di Marco Angius, Hanjo e Lo stratagemma dell’avvocato Manigoldi mettono l’una accanto all’altra due opere profondamente differenti. Da una parte l’amore, l’attesa e la tradizione del teatro Nō; dall’altra una farsa costruita sull’astuzia, l’equivoco e le convenzioni sociali. Due linguaggi opposti restituiscono alla dimensione raccolta della Cometa l’incontro diretto tra musica, parola e scena.
Da marzo a maggio la stagione prosegue attraversando musica e danza, con interpreti, generazioni e linguaggi differenti.
Il 14 marzo Erica Piccotti e Leonardo Pierdomenico affidano al dialogo tra violoncello e pianoforte un programma che attraversa Nadia Boulanger, Poulenc e Chopin. Due interpreti della nuova generazione, già affermati sulla scena internazionale, affrontano questo repertorio con una sensibilità capace di unire rigore e naturalezza, valorizzando la dimensione intima dell’ascolto reciproco. Il concerto diventa cosìun incontro tra personalità e linguaggi, dove il virtuosismo lascia spazio al dialogo e alla costruzione di un suono condiviso. Al centro è la musica da camera come esercizio di ascolto, complicità e ricerca di una voce comune.
Il 10 e 11 aprile la danza entra nella stagione con Delay the Sadness, la nuova creazione di Sharon Eyal per S-E-D Dance Company, fondata insieme a Gai Behar. Vita e morte, tristezza e purezza, ricordo e immaginazione attraversano un lavoro nel quale il corpo diventa luogo della memoria e dell’emozione. Sulla musica originale di Josef Laimon, il movimento oscilla tra impulso e sospensione, respiro e arresto. Dedicata dalla coreografa alla madre, Adina Eyal, la creazione porta alla Cometa una ricerca profondamente personale che, attraverso la danza, si apre a un’esperienza collettiva.
Il 18 aprile il pianista georgiano Giorgi Gigashvili, interprete dalla forte personalità e dalla spiccata curiosità musicale, scelto come ECHO Rising Star 2025/26 e nominato BBC New Generation Artist, mette in relazione l’intimità del Romanticismo tedesco con la modernità inquieta di Prokof’ev. Fanny e Felix Mendelssohn, Clara e Robert Schumann costruiscono un primo paesaggio fatto di relazioni artistiche e familiari, prima che la Sesta Sonata di Prokof’ev conduca il recital verso una scrittura febbrile, ritmica e visionaria.
Il 16 maggio, infine, Rosa Feola e Vincenzo Rana riportano al centro la voce. Un percorso per soprano e pianoforte attraversa oltre un secolo di teatro musicale, da Mozart a Puccini, seguendo le trasformazioni di una tradizione nella quale melodia, parola e azione drammatica sono inseparabili. La dimensione cameristica permette di ritrovare questa musica nella sua forma più diretta: la voce come strumento narrativo e il pianoforte come interlocutore.

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