Le creature degli abissi di Roseberry sfilano nell’haute couture di Schiaparelli

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Il momento di incertezza sul tema creativo che ha ispirato la nuova collezione di haute couture per l’Autunno/Inverno 2026/27 della maison Schiaparelli, al suo direttore creativo Daniel Roseberry, non ha diminuito l’effetto di stupore del pubblico trovatosi ancora una volta a Parigi, di fronte alla sfilata di affascinanti capolavori di creatività che sembrano aliene creature degli abissi.

“Sarò sincero- ha confidato lo stilista texano – la collezione della scorsa stagione, L’Agonia e l’Estasi, mi è sembrata una sorta di svolta, un nuovo punto di riferimento per Schiaparelli. Ottimo, mi sono detto: ho trovato la formula. Così, quando ho iniziato a lavorare a questa collezione, ero piuttosto fiducioso: tutto ciò che dovevo fare era ricreare il processo creativo della stagione precedente, perché
sicuramente avrebbe portato a un risultato simile. Conoscevo il modello da seguire: Passo 1: partire per un viaggio. Lasciarsi ispirare.
Passo 2: visitare un luogo architettonico iconico e vivere un’esperienza trascendente (questa stagione sono andato a Barcellona a vedere le opere di Gaudí). Passo 3: tornare ispirato e via! Non ha funzionato così. Si è rivelato che, nel tentativo di ricreare quella che credevo fosse una formula vincente, sono entrato in un ciclo che nega le possibilità e produce frustrazione, in cui non c’era spazio perché
emergesse qualcosa di nuovo. Cercando di controllare il processo creativo e ignorando ciò che i francesi chiamano l’appel du vide—la chiamata del vuoto—ho soffocato non solo me stesso, ma anche il lavoro. Le formule sono l’opposto della magia della creazione, che esiste
solo nell’abbandono totale all’ignoto. Dare un nome alle cose, definirle, è rassicurante. Ma così facendo si toglie loro una parte del loro potere infinito e della loro magia: le si rende meno spaventose, ma anche meno esaltanti. Elsa Schiaparelli lo sapeva in modo istintivo. Il suo Surrealismo non è mai stato una fuga dalla realtà, ma un modo per rivelare realtà non dette e inspiegabili. Aveva capito che le creazioni
più durature non nascono dalla certezza, ma dalla contraddizione, dall’intuizione, dall’errore e dal coraggio di fidarsi di ciò che ancora non si comprende.  Solo quando mi sono lasciato andare al vuoto ho davvero iniziato a godermi la creazione di questa collezione”.
L’alta moda di Elsa Schiaparelli ha sempre trasformato l’ordinario in straordinario. A cominciare dall’abito aragosta, dove il crostaceo veniva dipinto su un abito nel 1937 da lei e da Salvator Dalì.

Nella collezione di Roseberry la trasformazione ha spinto a sostituire i materiali “nobili”, tradizionalmente utilizzati nella couture, come sete, rasi e lane, con lattice, silicone, colate di vernice trasformate in lastre e scolpite in silhouette.
“Abbiamo anche messo in discussione alcuni codici della maison, perché i codici – precisa Roseberry – per quanto
amati, non devono essere statici. Elsa stessa credeva profondamente che il familiare dovesse
diventare estraneo. Per questo, per esempio, l’iconica giacca Schiaparelli qui è trattata come
un accessorio: ricamata e decorata, pensata per completare il look. Abbiamo lavorato per
sviluppare nuove lavorazioni e nuovi materiali, mai visti prima nell’alta moda”.

Così il bustier di un abito è scolpito e poi colato in silicone e dipinto in un azzurro lattiginoso. Il motivo floreale della gonna è fatto di centinaia di fiori creati con calze elastiche tese su fili metallici e perle.  Un abito è istoriato di tubi di crinolina leggeri come tentacoli. Una giacca e i leggings coordinati sono ricoperti di fiori veri, squame di pesce e fiori di nastro, mentre dalle spalle scendono tentacoli di lattice in movimento. I pantaloni tintinnano di ricami di perle. Un abito sembra mellifluo come una medusa. Un altro ricorda un anemone di mare.

La palette punta a tonalità presenti nella flora e nella fauna marina:  blu oceano, caramello, rosa conchiglia, rosa aragosta, arancio corallo, viola, zafferano, verde alghe —tutti su uno sfondo di nero inchiostro di seppia, ecrù cerato grezzo e tocchi del nostro iconico oro Schiaparelli. L’oro, per questa maison, non è solo una finitura: è  un materiale che trasforma il corpo in qualcosa che è insieme ornamento, armatura e arte.

Questa tensione tra leggerezza e inquietudine si riflette anche negli accessori: versioni della
nostra borsa Secret vivono tra punte di crinolina o fiori ricamati, e la nostra nuova scarpa,
The Bubble, una forma metallica aliena, è rivestita da una guaina in silicone. Gli stessi temi—
amore per la natura, fascinazione per l’anomalo—ritornano nei gioielli, che includono orecchini
dorati a forma di conchiglia con interno in porcellana rosa; orecchini, bracciali e collane in oro
modellati come tentacoli di polpo; e un choker e un bracciale in silicone che richiamano le
anemoni di mare.

(Riproduzione riservata)

 

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