Fendi torna alla GNAMC con la couture di Chiuri e la mostra celebrativa di Lagerfeld

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La moda di Fendi incontra di nuovo il museo in uno dei luoghi più rappresentativi della cultura italiana, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, come cornice per la presentazione della collezione Couture Autunno/Inverno 2026-2027, la prima firmata da Maria Grazia Chiuri per la maison romana. Assieme alla sfilata, il museo ospita la riedizione di una mostra che celebrava nel 1985 venti anni di collaborazione tra Fendi e Karl Lagerfeld. La mostra, in programma dal 10 luglio al 25 ottobre, è intitolata infatti After – un percorso di lavoro. Fendi / Karl Lagerfeld 1985.

La scelta di Roma riafferma il legame storico che unisce il marchio Fendi alla capitale. La scelta della GNAMC, museo attualmente guidato da Renata Cristina Mazzantini, che custodisce una delle più importanti collezioni italiane di arte moderna e contemporanea, intreccia il patrimonio culturale italiano alla creatività contemporanea e alla memoria storica.
La collezione couture di Fendi firmata da Maria Grazia Chiuri si interroga sul desiderio di cui sono impastati i nostri corpi. La direttrice creativa della maison romana ha svelato di averla costruita intorno alla sensualità, all’erotismo, alla libertà. E così, nella sfilata più attesa di questa stagione è emersa anche in passerella l’immagine di libertà innocente ed erotica.
La collezione di Chiuri asseconda il corpo. Sono abiti che non costringono ma si muovono, scivolano, sono leggeri come quelli in chiffon a intarsi a righe nel bianco e nero. La forma kimono, “quella classica della maison Fendi”, come ha sottolineato la stessa stilista, per giacche e soprabiti, diventa dichiarazione di un modo di vestire fluido, in materie come il velluto e il grain de pudre. Sono abiti che scolpiscono, senza usare il corsetto, solo attraverso l’uso del drappeggio. È una collezione nata dal dialogo tra diversi atelier: la pelliccia (rigorosamente riutilizzata e proveniente da scarti e dal magazzino) è una piuma, il tulle fa da struttura ai mantelli e alle cappe, tracciate da arabeschi, che diventano, foglie, piume a loro volta, fiori di pelle, di fur, di tessuto. Sulle spalle degli uomini sono coperta, capanna, poncho.
Nella sua prima collezione Couture per Fendi, applaudita da un parterre de roi che comprendeva Monica Bellucci, Jessica Alba e Sarah Jessica Parker, Valeria Golino, Maria Grazia Chiuri pone come argomento, quel desiderio di cui sono impastati i nostri corpi. Non solo abiti, dunque, ma strategie progettuali che restituiscano valore a quei corpi, come materia viva, come complessità di sentimenti, intenzioni, attitudini.
La moda ci rassicura sul fatto che siamo creature infinitamente desiderose, che la morte del desiderio è impensabile: che c’è sempre qualcosa di nuovo, che potrebbe essere la cosa migliore in assoluto e che può essere trovata o creata. Chiuri alla parola
desiderio aggiunge sensualità, erotismo, libertà. E poi piacere. Emerge l’immagine di libertà innocente e sensuale, senza malizia, di una ragazza tedesca che attraversa la Roma della fine degli anni Settanta in quella archeologia dei fashion film che è
Histoire d’eau (evocazione ironica di Histoire d’O, di Pauline Réage:) di Jacques De Bascher, commissionato da Karl Lagerfeld per la sua prima collezione ready-to-wear da FENDI nel 1977.
La collezione di Chiuri asseconda il corpo. Sono abiti che non costringono, ma si muovono al ritmo dei movimenti a volte spavaldi, a volte trattenuti. Scivolano sul corpo, lo accarezzano: sono leggeri come quelli in chiffon a intarsi a righe nel biancoe nero. La perimetrazione della forma kimono per giacche, soprabiti da donna e da uomo, diventa dichiarazione di un modo di vestire fluido, in materie come il velluto,
il grain de pudre. Senza forzature. Come l’abito che scolpisce il corpo, senza corsetto, solo attraverso l’uso del drappeggio.
Chiuri fa dialogare i diversi atelier. Organismi vivi, luoghi di raccolta delle diverse istanze, in cui saperi e capacità si confrontano e progrediscono in una dimensione collaborativa che rielabora costantemente quel linguaggio magico e allo stesso tempo scientifico che è la couture. Vengono costruiti una serie di pezzi agiti nella sottrazione: la pelliccia è una piuma: righe bianche e nere trattenute dal tulle.
Una venere in pelliccia che avanza sensuale e divertita. Il tulle è struttura anche di mantelli, cappe tracciati da arabeschi che diventano, foglie, piume, fiori di pelle, di pelliccia, di tessuto. Sulle spalle degli uomini sono coperta, riparo, capanna: la varietà della pelliccia può evocare farfalle. La pelle traccia labirinti sul bianco di un cappotto double in cachemire.
Chiuri interpreta il suo ruolo come espressione di una progettualità ampia, senza confini, in cui la Couture può essere la più attuale forma di sperimentazione vestimentaria in un dialogo che ascolta quei corpi e quelle menti che la abitano.
LA MOSTRA-  After un percorso di lavoro. Fendi / Karl Lagerfeld 1985
Nell’ottobre del 1985, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, viene inaugurata la mostra: Un percorso di lavoro. Fendi / Karl Lagerfeld, che celebra i primi vent’anni della collaborazione tra Fendi e Karl Lagerfeld, che durerà fino alla morte del
designer nel 2019. La mostra è curata da Ida Panicelli, l’allestimento, ideato da Karl Lagerfeld, è realizzato da Claudio Lazzarini e Carmela Vigliotti.
L’esposizione, una delle prime dedicate a un brand di moda a entrare in un museo in Italia, rende i visitatori partecipi dei diversi passaggi che nella pellicceria conducono dall’ideazione alla progettazione e alla produzione. E attraverso una sequenza narrativa definita dallo stesso Lagerfeld, evidenzia quella sperimentazione che ha trasformato radicalmente l’oggetto pelliccia con risultati unici e rivoluzionari.
Nel 2026 Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa di Fendi, decide di replicare questa mostra, che nonostante la sua qualità museografica non è mai stata studiata, per renderla fruibile oggi, nel suo insieme e nelle sue componenti interne. E attraverso la presenza fisica
generare una più ampia, nuova, imprevedibile relazione con il pubblico.
Riattivare questa mostra vuol dire assecondare uno dei tratti basilari della moda, la sua appartenenza a un tempo sempre presente. Significa indagare – o creare – nuovi confini e motivazioni di quell’operazione di quarant’anni fa.
Al titolo originale si è fatta precedere la parola After, che comunica la ricontestualizzazione di oggetti e immagini finalizzata a creare oggi qualcosa di nuovo dopo la mostra originaria e qualcos’altro che, ancora, potrà forse ulteriormente creare.
Riattivare una mostra del passato è in ogni caso un’operazione critica. Riproporre le sezioni, l’impianto allestivo e gli oggetti originari, nello stesso museo ma in spazi diversi, ha posto diverse questioni, sia per quanto riguarda l’allestimento, che ha dovuto subire delle variazioni, sia rispetto ai pezzi in mostra, essendo recuperabili solo in parte quelli del 1985. Per quanto possibile si è cercato di riproporre le strutture allestitive originarie mentre gli oggetti mancanti (tele e pellicce) sono stati sostituiti da heritage reproductions.
Le sezioni della mostra sono: Tavolette, Caleidoscopio, Matrici Progettuali, Teatro, Pettine, Video, Schizzi e Computer.
A chiudere il percorso una selezione della vastissima rassegna stampa generata dalla mostra, sull’opportunità di portare la moda dentro un museo d’arte, che diventa occasione per riflettere sui problemi irrisolti della museologia della moda in Italia.
La mostra include: 22 cartamodelli, 7 tele preparatorie, 50 tavolette di lavorazione, 180 disegni, 25 pellicce, il film “Historie D’Eau” diretto da Jacques de Bascher nel 1977, tre interviste: a Paola Fendi, Ida Panicelli e Arturo Carlo Quintavalle, e la rassegna stampa e altri documenti sulla mostra del 1985.
A cura di Maria Luisa Frisa. Progetto allestitivo Lazzarini Pickering Architetti. Progetto grafico Irene Bacchi e Leonardo Sonnoli.
Gli oggetti e i documenti esposti provengono dall’Archivio Fendi e dall’archivio storico GNAMC.
   (Riproduzione riservata)

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