Phigital Sustainability Expo, VII edizione degli Stati Generali Europei sulla sostenibilità

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Fil rouge della VII edizione del Phygital Sustainability Expo, gli Stati generali Europei sulla sostenibilità che si svolgono a Roma nei Mercati di Traiano è “Il viaggio dell’uomo sulla Terra”. Un tema vastissimo che viene condensato in due giorni, il 4 e 5 giugno, attraverso vari talk, che vedono la presenza delle istituzioni e di personaggi del mondo dell’imprenditoria e della moda. La due giorni dedicata all’ambiente punta su otto pilastri, otto argomenti, dall’ Umanesimo della Sostenibilità, alla Cultura, dalle Industrie Creative e Futuro, al Corpo e la Terra, dall’Ambiente alla Filiera Pulita. Si affronta anche l’aspetto della salute legato alla sostenibilità in “Dal campo alla tavola- certificazione e accreditamento: diritto globale”. Non manca il tema “Dal Pensiero all’Opera: la Manifattura come Civiltà”. 

Alla fine della prima giornata si tiene la Sfilata Narrata, fiore all’occhiello della manifestazione. La Sfilata Narrata è copyright di Sustainable Fashion Innovation Society nel format del Phygital Sustainability Expo. E’ una passerella dove vengono descritte le innovazioni tecnologiche e sostenibili di ogni abito che sfila nei Fori Imperiali. I brand sostenibili promossi dalla Sustainable Fashion Innovation Society sfilano tre outfit, i più rappresentativi della loro collezione per allinearsi con le nuove normative europee sull’ eco design, che ci renderà il primo continente net carbon zero entro il 2050, ma molti sono andati oltre! Alcuni di loro infatti lanciano in anteprima mondiale i loro brevetti. Un format culturale, ma allo stesso tempo anche educational, poiché al fine di informare il pubblico presente, nonché il consumatore sull’impatto ambientale della moda, viene comunicata la stima dell’impronta di carbonio emesso per la produzione di alcuni capi scelti. La Sfilata Narrata è infatti l’unica sfilata al mondo ad avere il patrocinio di 10 ministeri della Repubblica Italiana e della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ci porta ad ascoltare e riflettere mentre affondiamo le nostre radici nello storytelling ancestrale del made in Italy, nella sapienza artigianale che noi italiani abbiamo nelle nostre mani, nelle filiere produttive dei distretti che tutto il mondo ammira. “Nuovi occhi con cui guardare la moda” sostiene Valeria Mangani, per informare la fashion community internazionale sull’importanza di preferire abiti a basso impatto ambientale rispetto a prodotti appartenenti al fast fashion. Perché ogni mattina quando ci vestiamo compiamo un atto politico! Tra i momenti più identitari dell’evento c’è la Sfilata Narrata, in programma la sera del 4 giugno ai Mercati di Traiano. È il format più riconoscibile della Sustainable Fashion Innovation Society: non una semplice sfilata, ma un racconto pubblico delle innovazioni tecnologiche e sostenibili contenute negli abiti. I brand presentano outfit rappresentativi delle proprie collezioni e delle soluzioni adottate per ridurre l’impatto ambientale, in linea con le nuove normative europee sull’ecodesign e con gli obiettivi di neutralità climatica. L’elemento narrativo serve a spiegare al pubblico materiali, brevetti, processi, impronta di carbonio e scelte produttive. L’edizione 2026 lega inoltre la sfilata al Piano Mattei e al rapporto con l’Africa, con il titolo “Il Sistema Paese incontra l’Africa. La Sfilata Narrata veste il Piano Mattei”. Una scelta che sposta il racconto della moda sostenibile legata alla cooperazione, alla formazione, alle filiere creative afro-italiane e alla diplomazia economica.

Tornando al programma, dopo i saluti di Valeria Mangani,  apre la prima giornata per i saluti istituzionali Alessandro Onorato, assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale. Tra i protagonisti della prima giornata figurano anche Luca Ciriani, ministro per i Rapporti con il Parlamento, Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, e numerosi rappresentanti del mondo accademico, culturale e istituzionale, tutti uniti sotto la bandiera unica della sostenibilità. Nella prima giornata tra i tanti interventi quello di Simona Renata Baldassarre, assessore alla Cultura della Regione Lazio, la delegata dal presidente della Regione Maria Pace Odescalchi, presidente Associazione Dimore Storiche Italiane (ADSI), Valeria Fiore, responsabile comunicazione Parlamento europeo in Italia Tomaso Radaelli, presidente Mondo Mostre.

Ma prima di procedere con il programma della rassegna, voglio parlare di Valeria Mangani, presidente della Sustainable Fashion Innovation Society, che ha costruito il Phygital Sustainability Expo come piattaforma ibrida tra istituzioni, imprese, ricerca, cultura e moda. La sua Sustainable Fashion Innovation Society ha dato all’Expo una struttura che va oltre il convegno tradizionale: talk, osservatorio, formazione, percorsi museali, laboratori didattici, sfilata narrata, innovazioni sostenibili. L’obiettivo non è solo rappresentare la sostenibilità, ma renderla comprensibile, visibile e misurabile per cittadini, consumatori, imprese. Valeria Mangani è riuscita a coinvolgere Parlamento Europeo, Commissione europea, Sapienza, Regione Lazio, Roma Capitale, ministeri, Fao, Ferrovie dello Stato, Enel, Poste Italiane, Cdp, Ita e numerosi attori industriali, che confermano il carattere sistemico della sua paittaforma.

Il secondo pilastro è stato dedicato al rapporto tra corpo, terra, salute e filiera pulita. Qui entra in campo l’Istituto Superiore di Sanità, con un focus su microplastiche, microfibre, Pfas, contaminazione ambientale, sicurezza chimica dei tessili e approccio One Health. Uno dei passaggi più significativi della manifestazione sarà la firma di un accordo di collaborazione scientifica tra Iss e Sustainable Fashion Innovation Society, che comprende un’intervista a Matteo Bassetti sul tema “scienza, salute pubblica e responsabilità nell’era della complessità. Si parla quindi di “Uno sguardo al futuro: sostituzione consapevole con sostanze alternative e il ruolo chiave della valutazione del rischio”, con Emma Di Consiglio, senior researcher Dipartimento Ambiente e Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità, che promuove un’esposizione didattica sull’invisibile che ci attraversa: come micro plastiche, micro FIBRE e Pf S che si insinuano negli organismi vegetali, animali e umani, e come la scienza italiana lavora per renderli visibili, misurabili e contrastabili – in difesa del consumatore. Non sfugge il tema delle microplastiche e nanoplastiche con un approccio scientifico al problema. Sul tema, Beatrice Bocca e Cristina Andreoli, del reparto Esposizione Umana a Contaminanti Ambientali e Reparto Meccanismi, Biomarcatori e Modelli, Dipartimento Ambiente e Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità. 

L’Italia custodisce un patrimonio che nessun altro Paese al mondo possiede nella medesima intensità: la facoltà di trasformare la bellezza in linguaggio universale, l’identità in energia produttiva, la memoria in orientamento per il domani. Questo programma può essere letto come l’itinerario stesso dell’essere umano sulla Terra. La sostenibilità non è una scelta tecnica né un obbligo normativo: è una visione del mondo. E l’Italia, Paese che ha costruito sulla cura del bello, della terra e del saper fare la propria eccellenza millenaria, ha il dovere morale e l’opportunità strategica di guidare questa transizione in Europa. Ogni grande trasformazione della civiltà italiana è nata dalla cultura, non dalla tecnica. Il Rinascimento non fu una rivoluzione industriale ma un’insurrezione dello spirito che poi divenne bottega, manifattura, commercio, bellezza esportata nel mondo. La sostenibilità oggi ha bisogno dello stesso gesto fondativo: un atto culturale. Gli Stati Generali sulla Cultura della Sostenibilità sono esattamente questo: il luogo dove il pensiero precede l’azione, dove l’etica precede la norma, dove l’Italia ritrova la propria vocazione millenaria a insegnare al mondo come si vive bene.

La prima giornata prosegue con il pilastro dedicato al rapporto tra campo e tavola, certificazione e accreditamento. Qui il tema diventa la credibilità delle filiere. La sicurezza alimentare, la nutrizione e la sostenibilità vengono lette come diritti globali, ma anche come fattori competitivi per il sistema italiano.

Con Ismea, Accredia, Fssc Foundation e Diligentia, si parla dalla sostenibilità dichiarata alla sostenibilità certificata. Non basta più affermare che un prodotto sia sostenibile: occorre dimostrarlo, misurarlo, accreditarlo, renderlo noto al consumatore e riconoscibile. Stesso principio vale per la moda. Il Phygital Sustainability Expo nasce proprio dall’incontro tra sostenibilità e innovazione nel fashion system, ma nel corso degli anni ha ampliato il proprio raggio d’azione fino a comprendere manifattura, agricoltura, salute, energia, finanza e geopolitica. La moda resta il laboratorio originario, il settore in cui la transizione ecologica mostra con particolare evidenza le proprie contraddizioni: materiali, filiere lunghe, fast fashion, brevetti, riciclo, upcycling, tracciabilità, nuovi standard europei.

Uno dei panel della prima giornata è curato dalla Regione Lazio e dedicato al ciclo dei rifiuti: “Fai la differenza: il ciclo si chiude, la materia torna”. Il tema è la trasformazione della raccolta differenziata e dell’economia circolare in una vera politica industriale. Nel programma vengono richiamati il nuovo Piano regionale 2026-2031, l’obiettivo dell’autosufficienza per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti urbani, il ruolo dei 378 Comuni del Lazio e la prospettiva di una raccolta differenziata regionale al 73% entro il 2031.
Il pilastro sulla manifattura porta al centro il Made in Italy come civiltà produttiva. Nel programma è prevista la presentazione del Libro Bianco “Made in Italy 2030”, con la partecipazione di rappresentanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’obiettivo è leggere le filiere italiane non solo come settori economici, ma come depositi di competenze, identità, cultura del prodotto e capacità di innovazione.
Agroalimentare, abbigliamento, arredo, automazione, automotive, farmaceutico e dispositivi medici compongono la mappa di un sistema produttivo che deve confrontarsi con nuove regole europee, nuovi mercati, transizione digitale, sostenibilità ambientale e competizione globale. La sostenibilità, in questa cornice, non è un capitolo separato, ma una delle condizioni per difendere e rafforzare il valore del Made in Italy.

Nella seconda giornata della manifestazione il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, conferisce il Premio Made in Italy Sostenibile: l’onorificenza che si dedica agli imprenditori che hanno saputo trasformare l’eredità industriale del Paese in visione di futuro. Non un riconoscimento di facciata, ma un sigillo istituzionale che celebra chi ha fatto della responsabilità un metodo, dell’innovazione un linguaggio e dell’impatto sociale una grammatica d’impresa. Premio Made in Italy Sostenibile 2026 terza edizione è dedicata ai  “Capitani d’impresa che difendono il valore del sistema produttivo con coraggio e rispetto per le radici manifatturiere, e che hanno portato il Made in Italy a primeggiare nel mondo come emblema di eccellenza, ingegno e bellezza italica”. Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy conferirà dunque i premi a Barbara Cimmino, Head of CSR & Innovation Yamamay a Brunello Cucinelli, presidente e direttore creativo della Brunello Cucinelli S.p.A. Matteo Marzotto, presidente Minerva Hub S.p.A. Stephan Winkelmann, presidente e ceo Automobili Lamborghini S.p.A. Le motivazioni dei riconoscimenti saranno svelate al momento della consegna che avverrà nella sede istituzionale del ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’onorificenza che si dedica agli imprenditori che hanno saputo trasformare l’eredità industriale del Paese in visione di futuro non è un riconoscimento di facciata, ma un sigillo istituzionale che celebra chi ha fatto della responsabilità un metodo, dell’innovazione un linguaggio e dell’impatto sociale una grammatica d’impresa.

La seconda giornata della rassegna coincide con la Giornata mondiale dell’Ambiente e si apre con il pilastro dedicato al “Ritorno alle sorgenti”: transizione ecologica, identità del territorio, acqua, foreste, biodiversità, energia, Mediterraneo. Il programma insiste sulla necessità di una transizione giusta e realistica, fondata sulla scienza e sulla cultura, capace di tenere insieme ambizione ambientale e competitività.Il panel su transizione energetica e competitività coinvolge Commissione europea in Italia, Enel e Arera. L’energia viene affrontata come infrastruttura decisiva della trasformazione: senza sicurezza degli approvvigionamenti, ricerca, reti e investimenti, la sostenibilità rischia di restare una formula astratta.

La seconda giornata include anche un panel Fao dedicato al rapporto tra moda, cibo e comunità montane, con un focus sul lavoro della Mountain Partnership e sulla valorizzazione dei piccoli produttori attraverso filiere etiche, tradizione e innovazione. È un’altra declinazione del filo rosso dell’Expo: sostenibilità come incontro tra territorio, saperi locali e mercati globali.

Nel programma trovano spazio anche il dibattito politico sull’ecologia dei conservatori, l’intervista ad Angelo Bonelli, il confronto sull’Ets europeo e la riflessione sulla mobilità sostenibile con Ferrovie dello Stato. Una pluralità di voci che restituisce la complessità del tema ambientale: regolazione europea, costi per le imprese, infrastrutture, consenso sociale, innovazione e comunicazione.Il settimo pilastro è dedicato al “Capitale della fiducia”: finanza, diritto e attrattività. Il punto di partenza è che la transizione sostenibile richiede risorse, ma le risorse arrivano dove esistono regole chiare, istituzioni credibili, sicurezza e capacità di misurare l’impatto.

Il pilastro sulla leva della transizione coinvolge Cassa Depositi e Prestiti, Poste Italiane e Corneliani, con un’attenzione alla finanza sostenibile come architettura del futuro.

ll confronto su sicurezza, legalità e attrattività mette insieme Agenzia delle Dogane, mondo accademico, Cnr e intelligenza artificiale etica. Qui il Made in Italy sostenibile incontra la tutela delle filiere, il contrasto alla contraffazione, la cyber-sicurezza, la legalità del lavoro e la protezione dell’innovazione.

L’ultimo pilastro guarda alla proiezione internazionale dell’Italia. Il titolo è “100 anni di Italia nel mondo: geopolitica, export e proiezione culturale”, con un riferimento al centenario dell’Ita, l’Italian Trade Agency. Il panel sull’export mette al centro il ruolo dell’Ita e la capacità dei prodotti italiani di portare all’estero non solo merci, ma storia, competenze, territori e reputazione. Infine, iil confronto “Oltre i dazi: corridoi euro-mediterranei” sul tema dei nuovi equilibri globali, delle tensioni commerciali e della posizione dell’Italia tra Washington, Europa e Mediterraneo.

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