Con la regia del suo docufilm intitolato “Mustang”, Kasia Smutniak conferma di aver aperto una porta sul suo passato, ma aggiunge anche di aver “chiuso il cerchio di quel periodo della sua vita“. Sono trascorsi 23 anni da quando Pietro Taricone, divenuto popolare per essere stato uno dei finalisti del primo Grande Fratello (arrivò terzo), volle recarsi in viaggio nel Mustang assieme alla sua giovane compagna, l’attrice esordiente Kasia Smutniak.
Da quel viaggio comincia la storia del docu-film che vede, oltre a molte scene iniziali, dove appare lo stesso Taricone, che amava filmare la sua vita con la sua telecamera, la successiva costruzione di una scuola per bambini voluta dall’attrice in questo impervio e sperduto paese, scuola intitolata alla fondazione che porta il nome del suo compagno, scomparso tragicamente nel 2010.
“Mustang – spiega Smutniak nella conferenza stampa all’Auditorium dopo l’anteprima del film alla Festa del Cinema di Roma– è un racconto delle vita durata 23 anni, voluto da mia figlia Sophia, che improvvisamente a 19 anni, ora ne ha 22, mi ha chiesto la telecamera di suo padre, annunciandomi subito dopo che sarebbe andata nel Mustang da sola, come suo primo viaggio. Il film che ne è nato è una cosa venuta naturale, non forzata. La voce narrante della storia è proprio quella di mia figlia”.
Il lungometraggio rievoca inevitabilmente la storia d’amore tra i due giovanissimi attori, l’ex gieffino e la bellissima ragazza polacca, che aveva esordito nello stesso anno al cinema con il film “Al momento giusto”, diretto da Giorgio Panariello. Kasia in realtà era già divenuta un volto noto al pubblico grazie alla pubblicità televisiva come testimonial della Tim. Ma è nel 2003, sul set del film “Radio West” che i due recitano assieme e s’innamorano. La figlia, Sophie, nacque l’anno dopo, nel 2004. La loro storia, che negli ultimi tempi aveva subito una crisi, venne interrotta dalla prematura scomparsa di Pietro nel 2010, dovuta a un tragico incedente avvenuto durante un lancio con il paracadute, sport che Pietro praticava da quando aveva conosciuto Kasia, figlia di un generale dell’aeronautica, da cui aveva ereditato la passione per il volo.
Mustang racconta della terra entrata nella vita di Kasia 23 anni prima, perchè “Pietro aveva avuto l’idea di andare a visitare questo paese”, e della scuola per bambini che lei caparbiamente ha voluto realizzare in questa regione sperduta e senza mezzi, dal clima inospitale. Una scuola che rischia di chiudere perché da 85 bambini che ha avuto nel suo periodo migliore, ora ne ha soltanto cinque e tra qualche anno forse nessuno, per via della crescita zero e dell’abbandono di questo paese per il cambiamento climatico che non offre scelta. Mustang è una regione lunga 200 chilometri dove vivono soltanto 4mila anime.
A rivelare nel film la difficile situazione dell’istituto costruito da Kasia, è Kunzom Thakuri, una straordinaria donna del Mustang, conosciuta durante un viaggio, con cui Kasia ha potuto realizzare la scuola inaugurata nel 2016, che ha consentito ai bambini di quella regione di proseguire gli studi senza dover abbandonare le famiglie. Nel filmato Kunzom piange assieme a Kasia nel dirgli che la scuola non potrà avere ancora vita lunga e che lei è molto stanca. Kunzom è accanto a Kasia alla conferenza stampa, a cui partecipa anche il marito della regista Domenico Procacci, produttore del docu-film. I due sono assieme dal 2011 e si sono sposati nel 2019. Hanno avuto un figlio, Leone, nato nel 2014.
Per capire le difficoltà che vive il Mustang, bisogna ricordare che questa è una regione nel Nepal, situata a nord dei giganteschi massicci himalaiani del Daulagiri e dell’Annapurna, a ridosso dell’altopiano tibetano del Ciangtang, che preserva un raro microcosmo dell’antica cultura tibetana himalaiana. Dal 2015 è raggiungibile anche con la jeep. Questa importante novità consente oggi di arrivare in modo più semplice in questo territorio, rendendolo accessibile alle persone che non avevano la possibilità di effettuare il lungo percorso a piedi che era necessario per arrivarci. A piedi. Quindi Pietro e Kasia 23 anni fa hanno camminato per centinaia di chilometri per arrivare a destinazione.
Presentato in anteprima durante Il Festival del Cinema di Roma, il film dell’attrice- regista uscirà nelle sale il prossimo 23 novembre. Per realizzarlo ci sono voluti otto anni di lavoro, in cui Kasia Smutniak si è immersa nei ricordi ma anche in tanto materiale d’archivio estratto soprattutto dai video girati da Pietro, che come ricorda la voce narrante del documentario, quella della figlia Sophie, filmava tutto.
Mustang, il cui nome non c’entra nulla con i cavalli, ma con un erba medica come rivela Kunzom, è il racconto di una terra lontana in cui l’attrice arrivò per la prima volta trascinata da Pietro Taricone ai primi tempi della loro relazione. Ma è anche il racconto dell’impegno di Kasia con la scuola, e della sua lotta, dopo averla aperta, per risolvere problemi enormi e per continuare a dare aiuti concreti ad una comunità che va sempre di più assottigliandosi, mentre anche il tetto del mondo subisce le conseguenze della crisi climatica. Kasia Smutniak riesce a parlare al cuore con il suo racconto ma anche a fare un lavoro di reportage che apre uno sguardo su un angolo di mondo che si immagina ancora puro e incontaminato, ma che sta subendo anch’esso grandi cambiamenti, tra contraddizioni di docce fatte con tubi di gomma attaccati alla bombola del gas per avere l’acqua calda, cellulari con cui i ragazzi giocano con i video, ruspe in azione per ricostruire strade interrotte da piogge abbondanti o nevicate improvvise che procurano frane.
“Questa non è la nostra storia, è una storia più grande” dice la voce di Sophie all’inizio del film che chiude con l’immagine di Pietro Taricone, suo padre chiude il filmato parlando di vita e di morte: “Se Dio ti concedesse di vivere un altro poco sapendo che presto arriverà la tua fine…cosa faresti?” quasi un drammatico presagio di ciò che fatalmente sarebbe avvenuto qualche anno dopo. “Mustang è solo un parte della mia vita. Ma con Mustang ho capito che si può migliorare se stessi, in maniera scientifica, come fanno i bambini del Nepal a scuola. Lo scopo della mia vita è quello di essere sempre una persona migliore” conclude Smutniak.
Il giorno dopo l’anteprima Kasia è più rilassata e riceve in una grande albergo del centro della capitale un gruppo di giornaliste, per presentare lo sponsor del film, la gioielleria Garatti, specializzata nell’utilizzo di diamanti verdi naturali. Kasia, indossa un peplo nero monospalla, scarpe piatte con fibbia oro, piccolo chignon e assenza di trucco. Arriva accompagnata dal marito e da Kunzom. Indossa gli orecchini ECO, disegnati per lei da Milena Garatti, un gioiello nato dal legame e dalla sensibilità condivisa tra le due donne, che racconta, attraverso due linee curve e sinuose, due percorsi di vita. “Le forme – spiega Milena Garatti – evocano i sentieri che attraversano le montagne del Mustang, distretto del Nepal, ma anche i cammini dell’esistenza, intrecciando memoria, trasformazione e continuità. Sono linee aperte, che sembrano proseguire oltre la forma del gioiello, suggerendo che nulla finisce mai per davvero. Al centro di ciascun orecchino un prezioso diamante naturale Fancy Green (per un totale di 3.05 ct.) simbolo di speranza e rinascita, unisce idealmente i due percorsi, evocando la capacità di continuare a generare qualcosa di nuovo nel tempo”.
Garatti ha sostenuto la produzione di Mustang, il documentario di Kasia Smutniak, a testimonianza di un legame che si fonda su una profonda affinità di valori e sensibilità. Oltre agli orecchini ECO, per l’occasione, l’attrice ha abbinato una collana della Collezione Eterea con diamanti naturali incolori e un diamante Fancy Green da 2,35 ct. Una collana della Collezione Universale con diamante centrale Fancy Green da 3,15 ct., e a una serie di anelli, anche questi ultimi gioielli appartenenti alla Collezione Universale.
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