Poco prima della sua scomparsa, Giorgio Armani ha acquisito a Forte dei Marmi la famosa Capannina di Franceschi, luogo cui era legato sentimentalmente per aver conosciuto nel 1966 il Giorgio Galeotti, amico e socio con cui nascerà un lungo sodalizio umano e professionale. Ad un anno dalla sua scomparsa, il 4 settembre 2026, la Oblong Contemporary Art Gallery di Forte dei Marmi e Dubai, diretta da Paola Marucci, offre un intenso omaggio a Giorgio Armani con l’esposizione del primo ritratto dal vero dello stilista realizzato dal ritrattista Luca Vernizzi. Il ritratto, che rimarrà esposto fino al 25 settembre, vuole ricordare Armani attraverso il racconto inedito dell’incontro tra Giorgio Armani e Luca Vernizzi quando, nel 1981, nella showroom di Emporio Armani in via Durini Armani il grande stilista, in un momento davvero cruciale per la sua carriera, posò per la prima volta davanti ad una tela.
È il 1981 e Via Durini 24 diventa l’indirizzo di Emporio Armani, l’apertura della seconda linea, caratterizzata dal famoso aquilotto, creò una rivoluzione per la moda giovanile italiana. Emporio è a due passi da Piazza San Babila, luogo di ritrovo dei famosi paninari e degli yuppie, prime generazioni che guardano alla moda per definire la propria identità.
Nella tarda primavera di quell’anno Luca Vernizzi, artista già conosciuto come ritrattista già dalla fine degli anni ’60, frequenta assiduamente la storica trattoria di via Bagutta, ritrovo culturale meneghino dove nacque la notte dell’11 novembre 1926 il Premio Bagutta, il premio letterario più antico d’Italia. Qui, al tavolo sempre riservato agli artisti e intellettuali milanesi, Luca Vernizzi, che aveva cominciato a dedicarsi ai ritratti di personaggi illustri o emergenti di diverse professionalità, tra letterati, designer, attori, attrici, viene sollecitato dall’amico Luciano Francesconi, storico disegnatore del Corriere della Sera, a realizzare un ritratto a Giorgio Armani, già destinato a diventare il Re del fashion system. Ed è proprio Francesconi a sollecitare Armani, che conosce bene, a farsi ritrarre. Lo stilista accetta e viene fissato l’incontro con l’artista.
Nella sede appena nata di via Durini di Emporio, Vernizzi arriva con i suoi “strumenti del mestiere”, tela, colori, pennelli e il camice bianco del pittore. Armani sceglie di farsi ritrarre nel suo ufficio.
“Nei primi minuti del nostro incontro – ricorda Vernizzi – Armani fu di poche parole. Capii subito che non era per mancanza di gentilezza ma perché il suo essere silenzioso corrispondeva al suo carattere di persona molto riservata. Fui io a guidarlo nella posa e colse il mio suggerimento per tutto il tempo necessario al ritratto senza mai muoversi, con estrema compostezza”. “Questa sua compostezza mi diede fin da subito un’idea di regalità come persona, per questo non mi sono mai stupito quando da un certo momento in avanti Armani venne chiamato ‘Re Giorgio’, sicuramente non soltanto per il suo immenso talento, ma anche per essere un uomo molto elegante nei modi, direi davvero aristocratico. Solo al termine del ritratto Armani si sciolse e si compiacque del mio lavoro rivolgendomi i suoi complimenti per ‘aver colto il suo sguardo così come si vedeva egli stesso'”.
Nel ritratto, come si nota, Armani indossa una T-shirt bianca: T-shirt bianca, o nera, dal taglio asciutto divenuta un vero e proprio emblema della sua firma. Armani ha destrutturato i capi spalla, ha valorizzato i toni neutri e fatto della T-shirt un capo di rappresentanza che, a distanza di più di quarant’anni anni, la T-shirt sotto la giacca è segno di eleganza e sobrietà.
Luca Vernizzi nel ritratto di Armani coglie una posa singolare: non è solo l’artista a guardare il soggetto ma è anche il soggetto a guardare l’artista che lavora. Osservando la tela si nota come Armani venga colto nell’attimo in cui sembra “affacciarsi” dentro la tela, in cui si sorprende di essere entrato nell’opera e di non essere il soggetto osservante ma colui che osserva.
“Durante le ore in cui ho composto il ritratto e sono rimasto solo con lui tra me e Armani ci fu un continuo scambio di sguardi: pur rimanendo in posa non era certamente inattivo, come tutte le persone dotate di grande intelligenza con il movimento degli occhi coglieva tutto quello che c’era intorno a sé”.
Poco dopo, nel 1982, Time dedica la copertina a Giorgio Armani titolando “Giorgio’s Gorgeous Style”.
Negli anni immediatamente successivi al ritratto Luca Vernizzi incontra più volte Giorgio Armani tra i locali alla moda di quella Milano degli anni ’80 che accelerava velocemente per diventare la capitale mondiale della moda, ma quella tipologia di rapporti molto semplici, diretti e ravvicinati si perdono dagli anni ’90: nel caos del passaggio nel nuovo millennio, nelle trasformazioni sociali e nella trasformazione digitale.
Il ritratto di Giorgio Armani, che per scelta curatoriale rimarrà l’unico esposto a Forte dei Marmi – Luca Vernizzi nel tempo ha realizzato molti e importanti ritratti di personaggi celebri-, è anche l’occasione per scoprire l’artista che quest’anno ha festeggiato i suoi 85 anni con una mostra di grande successo promossa dal Comune di Milano alla Fabbrica del Vapore di Milano.
Arrivano per la prima volta a Forte dei Marmi le tele monumentali esposte in anteprima assoluta a Milano e raccolte sotto il titolo di MACRO POP, che raccontano il percorso di Luca Vernizzi dedicato alle “COSE” come Frutta e pomodori del 2012; Accappatoi, Detersivo per i piatti, Mazzo di chiavi del 2020; Annaffiatoio” del 2022 e il più recente “Occhiali da sole” del 2025, cui si aggiungono 20 opere di minore formato. Il ritratto di “Cose” è il racconto della vita e della società contemporanea attraverso i comuni oggetti che ci circondano, quelli più banali o insignificanti che Luca ritrae immersi in uno spazio totalmente vuoto, lasciandoli dialogare con lo spettatore a cui si presentano nella loro totale dismisura.
Sul valore delle “cose”, che Luca mette in luce nelle sue opere, c’è una citazione di Jorge Luis Borges che sembra essere immaginata dal grande scrittore e poeta argentino guardando i ritratti di “Cose” di Luca Vernizzi. Scrive Borges: “Le monete, il bastone, il portachiavi, la pronta serratura, i tardi appunti che non potranno leggere i miei scarsi giorni, le carte da gioco e la scacchiera, un libro e tra le pagine appassite una viola, monumento d’una sera di certo inobliabile e obliata, il rosso specchio a occidente in cui arde illusoria un’aurora. Quante cose, ci servono come taciti schiavi, senza sguardo, stranamente segrete! Dureranno più in là del nostro oblio; non sapran mai che ce ne siamo andati”.
In questa macroscala di ritratti pop di “cose” Luca trasforma il suo e il nostro sguardo verso questi oggetti comuni in uno spazio di riflessione. Questi oggetti – banali, non emblematici, persino insignificanti e quasi privi di valore – accompagnano la nostra quotidianità e incidono con la loro presenza nel nostro spazio e nel nostro tempo. Sono “cose” che ci rappresentano, che guardiamo senza guardare, che tocchiamo senza toccare, che usiamo senza pensare. Nell’attuale società gli oggetti sono privi di valore o ne hanno troppo, si consumano in fretta, acquistano e perdono significato con estrema rapidità, non hanno, nella maggior parte dei casi, alcun valore affettivo o, in contrapposizione, possono rappresentare un’ossessione, la smania di possesso, un legame sentimentale. Le “cose” non ci somigliano, ma ci raccontano, ed è da questo racconto che attraverso i ritratti Macro Pop di Luca Vernizzi possiamo riconoscere di quanti milioni di piccoli gesti si compone il fare e l’avere e quanta parte di vita consumiamo attraverso l’uso di questi oggetti.
L’AUTORE – Figlio d’arte – il padre è il celebre ritrattista Renato Vernizzi che ha lasciato alla storia, per citarne solo uno, il più bel ritratto di Arturo Toscanini – Luca ha dedicato la sua intera vita alla pittura, all’arte, alla cultura. È stato docente di Disegno all’Accademia di Brera dal 1975 al 2013, negli anni ’60 ha collaborato come critico per la pagina dell’arte del Corriere della Sera con Leonardo Borgese.
La sua passione per la poesia è testimoniata da due raccolte: L’ombra della finestra, liriche con testo introduttivo di Mario Tobino e Come una tovaglia d’oro, liriche con introduzione di Gianmarco Gaspari. I suoi contributi culturali si trovano anche nelle riflessioni su Decorativismo e arte, Collana di Studi filosofici (Ed. Argalia, Urbino) e Negli occhi e nella mente, storie personali introdotte da Sandro Mancini (Ed. Book, 2015).
Luca Vernizzi ha realizzato dal vero i ritratti di alcune tra le più importanti personalità italiane, tra le quali, oltre a Giorgio Armani, Giulietta Masina, Walter Chiari, Mario Tobino, Alberto Lattuada, Valentino Bompiani e, tra i più recenti, Marcello Veneziani, Paolo Crepet, Vittorio Sgarbi.
Noto per le sue tele monumentali, l’artista ha raccontato come nessun’altro la Milano degli anni ’60, ’70 e ’80, una società cristallizzata sulle sue opere che è il racconto di un mondo temporalmente vicinissimo ma completamente scomparso.
Il ritratto, pratica pittorica per cui Luca Vernizzi è molto conosciuto, non è destinata solo alle figure ma, come recita il titolo del suo ultimo e importante catalogo, a firma di Angelo Crespi e Stefano Zuffi, ritrae luoghi, cose, persone. Per l’artista non c’è una differenza sostanziale nel ritrarre una figura, un luogo, un oggetto. L’importante è che il soggetto possieda una sua identità, per questo, nel tempo, Luca ha realizzato un’ampia serie di ritratti di “Cose”, in particolare oggetti che fanno parte della vita quotidiana.
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