Gucci sfila “ancora” senza stilista nel segno della continuità

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Il mondo della moda è ancora sotto choc per l’uscita improvvisa dalla direzione creativa di Gucci di Sabato De Sarno di poche settimane fa, in sella neppure due anni, e la maison del Gruppo Kering sfila a Milano Donna senza stilista, nel segno, recita una nota, “di un continuum di artigianato, stile e cultura che si snoda nel tempo, di una maison di moda che ha molteplici custodi: maestranze e artigiani, direttori creativi e designer, comunicatori e clienti, ciascuno con la propria storia e tutte interconnesse. Universale e personale allo stesso tempo, Gucci assume significati diversi per molti, grazie ai suoi abiti e accessori, il suo stile particolare, che si adatta e si evolve con il passare delle generazioni, muovendosi dal passato al presente, verso il futuro – un vero e proprio viaggio nel tempo”.
La collezione snocciola tutti gli stilemi della maison, racconta la storia di Gucci, dei suoi codici e delle sue convinzioni – passati, presenti e  futuri. Elementi che hanno significato qualcosa per molti, reinterpretati e fatti propri in modo unico. Un senso distintivo dello stile italiano, caratterizzato dalla sprezzatura − il perfetto imperfetto, studiata disinvoltura − un modo di vivere e di vestire che è stato parte integrante dell’estetica di Gucci fin dall’inizio, permea la collezione e la sua presentazione. Il mondo di Gucci è sempre stato cinematografico per natura, con oggetti realizzati sia per uomini che per donne, stilizzati e sontuosi, pensati per esaltare la personalità e adattarsi a chi li indossa.
Snodandosi lungo l’Interlocking G verde scuro della passerella – emblema del fondatore della maison Guccio Gucci, che celebra quest’anno il suo cinquantesimo anniversario – la dualità delle sfilate uomo e donna diventa sinergica e unitaria. Come la doppia elica, yin e yang o la lemniscata, simbolo dell’infinito, l’uno definisce l’altro. Qui il rigore sartoriale incontra il gioco, i tessuti di sartoria maschile pervadono l’intera collezione e vengono trasposti nel mondo femminile. I completi hanno tagli precisi, a volte mitigati da uno scorcio di pelle nuda, da una nota di colore o dalla sovversione del crêpe de Chine. Qui i tweed fiammati, un classico della sartoria maschile britannica, si riflettono nei motivi delle sinuose camicie in crêpe. Il dialogo tra struttura e fluidità continua nelle camicie in mohair pettinato, nelle pelli madreperlate, nei filati in lana rivestita e nei bouclé accoppiati: i tessuti sperimentali abbondano, unendo classicità e sovversione.

La palette cromatica accomuna sia l’abbigliamento femminile che quello maschile in gradazioni di verde, grigio, viola e marrone.
La collezione percorre un viaggio con le diverse silhouette che abbracciano varie epoche, in una sintesi che parte dalla fine degli anni Sessanta, gli albori del ready-to-wear Gucci, fino ai decenni successivi. Eppure, nella commistione tra il minimalismo della metà degli anni ‘Novanta e il più recente ultra-massimalismo, i motivi Gucci si fondono e l’unione assume un significato nuovo. Ad amalgamare il tutto è il Morsetto, forse il più riconoscibile di tutti i motivi Gucci. Anche il Morsetto celebra un anniversario: i settant’anni della borsa Horsebit 1955. Da maxi a mini, il Morsetto si moltiplica – diventa un elemento pop e ready-made nella gioielleria, si intravede come catena in vita su un abito dalla scollatura profonda, ma trova la sua espressione più naturale nella pelletteria. Dalla classica borsa Horsebit 1955 trasformata grazie a una nuova struttura ultra-morbida, passando per il manico a Morsetto gigante della nuova borsa a spalla morbida, fino alla struttura precisa e super-lusso della nuova Gucci Siena, che si chiude con un mezzo morsetto a scatto. Al massimo del comfort, il motivo è a suo agio sulle scarpe modello slipper. Ill cappello con visiera sposa il foulard.
La musica della sfilata, eseguita da un’orchestra dal vivo, è una composizione originale del pluripremiato compositore e direttore d’orchestra Justin Hurwitz, vincitore di due premi Oscar, che ne sottolinea l’aspetto cinematografico accentuandone al contempo le emozioni, celebrando l’incontro dei look femminili e maschili nella sfilata.

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