L’ispirazione della collezione Genny per Autunno/Inverno 2026/27, disegnata dalla sua direttrice creativa Sara Cavazza Facchini, è la moda che dominava in Francia nel Settecento, durante il Direttorio (1795/1799) che vedeva protagonisti “Les Incroyables e les Merveilleuses”. Costoro erano rivoluzionari talmente attenti alla continua ricerca di un’immagine assoluta e piena di regole da rispettare che il loro stile ha poi determinato la nascita del dandismo. Il guardaroba maschile fatto da blazer affilati, gilet strutturati, pantaloni impeccabili e camicie dagli alti colli viene riletto sul corpo femminile con piglio architettonico.
Nella nuova collezione la silhouette è dunque verticale, composta, misurata. Ma la disciplina
non è mai sterile: dal centro della costruzione sartoriale emerge il fiore. Non è stampato né decorativo, ma scultoreo e monumentale. Petali tridimensionali si trasformano in
gonne-corolla con volumi che si aprono come architetture botaniche. Il busto rimane asciutto e controllato mentre la parte inferiore esplode nella geometria variabile della
natura. Ci sono fiocchi e volant. I primi vengono trasformati in dettagli sartoriali che sostituiscono l’allacciatura di una sensuale camicia bianca dal taglio maschile oppure si
allacciano sui revers di una raffinata giacca da smoking. Invece i volant sostituiscono i revers di un’impeccabile giacca allungata sui fianchi e disegnano i contorni di una
sensuale tuta con i pantaloni a sigaretta. Le piume non sono ornamento nostalgico ma materia viva: si adagiano su top strutturati e avvolgono cappotti con leggerezza
teatrale, creando un movimento che contrasta la rigidità del tailoring. Sono accenti di aria dentro la costruzione.
Per quel che riguarda la palette cromatica dominano il nero e l’avorio. Poi compaiono fucsia vibrante, lilla polveroso e giallo pallido, come pigmenti sottratti a un giardino astratto.
L’animalier — già presente come eco istintiva — si dissolve ora in toni sfumati, quasi ombre naturali che attraversano i tessuti senza mai diventare aggressivi. Fiocchi importanti applicati come spille su camicie e abiti, un segno grafico per interrompere la linearità del completo maschile. Sul fiocco il rigore si piega e si rende consapevolmente estetico.
Le modelle indossano ciabatte e mocassini, sottraendo formalità all’immagine. Il contrasto è voluto: architetture sartoriali sopra, passo rilassato sotto. È uno stile che non chiede permesso e non ha bisogno di tacchi per affermarsi. Una donna che entra con la compostezza di un gentleman e si espande come una scultura in fiore.
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