Nel museo Maxxi la mostra delle tre finaliste del Bvlgari Prize 2026

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Il museo Maxxi di Roma, ospita nello Spazio Ghella, dal 6 novembre al 7 marzo 2027, la mostra, a cura di Giua Ferracci, delle tre finaliste del Bvlgari Prize 2026: Chiara Bersani, Adji Dieye, Margherita Moscardini. Tre progetti site-specific per la quinta edizione del premio che unisce il museo MAXXI e la Fondazione Bvlgari nel sostegno ai talenti dell’arte. Per la prima volta nella storia del Premio, giunto quest’anno alla quinta edizione, la terna di finaliste è composta interamente da artiste.

Chiara Bersani dà la forma di un sarcofago e di un rito alla domanda su quali siano le vite che contano. Adji Dieye rovescia la torre di un padiglione dell’Esposizione coloniale di Parigi del 1931 e mostra quanto quello sguardo agisca ancora sul presente. Margherita Moscardini fa di un tratto di marciapiede in bronzo il punto di partenza di una proposta normativa sui beni comuni.

Il 23 febbraio 2027 con una cerimonia dedicata la giuria decreterà la vincitrice, la cui opera sarà acquisita dal Museo ed entrerà a far parte della Collezione Maxxi.
“Il Maxxi Bvlgari Prize – commenta Emanuela Bruni, presidente Fondazione Maxxi – è uno degli appuntamenti più rilevanti per la promozione dell’arte contemporanea in Italia: accompagna la crescita degli arti­sti e offre loro uno spazio in cui manifestare la propria capacità di interrogare il presente. Per la prima volta quest’anno la terna delle artiste finaliste è interamente femminile. Lungi dall’essere riducibile a una mera coincidenza, la selezione dei lavori di Chiara Bersani, Adji Dieye e Margherita Moscar­dini riflette la capacità del MAXXI di intercettare e valorizzare alcuni dei talenti più significativi della scena creativa na­zionale, nella quale le donne svolgono un ruolo sempre più centrale e determinante”.
“Siamo orgogliosi – afferma Jean-Christophe Babin, presidente di Fondazione Bvlgari – di rinnovare, insieme al MAXXI, un impegno concreto a favore della creatività contemporanea e dei talenti che contribuiscono a ridefinirne i linguaggi e le prospettive. Il Maxxi Bvlgari Prize rappresenta pienamente la visione di Fondazione Bvlgari: sostenere la ricerca artistica, dare spazio a nuove voci e trasformare le idee in opere capaci di generare dialogo, emozione e cambiamento. Le straordinarie ricerche di Chiara Bersani, Adji Dieye e Margherita Moscardini testimoniano la forza dell’arte nel mettere in discussione il presente e immaginare nuovi scenari per il futuro. Siamo felici di accompagnare queste artiste nel percorso di realizzazione di opere inedite e di contribuire, attraverso questa collaborazione, alla crescita della Collezione Maxxi e alla valorizzazione del patrimonio artistico contemporaneo”.
Ad aprire il percorso espositivo è la grande installazione di Adji Dieye, Una Resa senza Caduta, una struttura di tubolari in ferro avvolta da veli di rayon. L’installazione riprende, capovolta e in equilibrio instabile, la sagoma della torre del padiglione dell’Africa Occidentale Francese all’Esposizione coloniale internazionale di Parigi del 1931, un’architettura costruita per offrire al pubblico europeo un’immagine dell’Africa a misura d’impero. Rovesciando un edificio nato per esibire le colonie, Dieye rende visibile quanto le immagini fissate allora continuino a orientare lo sguardo di oggi.
Con Una strada, Margherita Moscardini intreccia scultura e diritto. Una scultura in bronzo riproduce un tratto del marciapiede di via Guido Reni, la strada su cui si affaccia il MAXXI, ed è esposta in verticale insieme al suo calco in gomma e gesso. Il progetto richiama una categoria del diritto romano descritta nelle Institutiones di Giustiniano, le res nullius in bonis, le cose che non rientrano nel patrimonio di alcuno. Con il filosofo Michele Spanò e i giuristi Alessandra Donati e Francesco Follieri, l’artista ha elaborato una proposta di integrazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio che istituisca beni inappropriabili e inalienabili, destinati alla fruizione collettiva. L’opera ne sarebbe il banco di prova, e se vincerà il Premio, la scultura è destinata a essere posata al posto della pavimentazione originale. Da un’opera d’arte, la riflessione sul bene comune si estende così all’intera vita civile.
Nella sala accanto, Blanche. Si fece un giaciglio nel mio udito di Chiara Bersani è una piccola cassa di legno rivestita di stucco e gesso, unita a una lira funzionante. Il punto di partenza è una mummia egizia conservata al British Museum che presenta i segni dell’osteogenesi imperfetta, la stessa condizione con cui vive l’artista. Bersani ne fa un sarcofago e un rito, attivando periodicamente l’opera con la voce e la lira, in un canto offerto in dono a tutti quei corpi viventi che non hanno un riconoscimento nella società civile.
Accompagna la mostra un catalogo edito da Dario Cimorelli Editore, a cura di Giulia Ferracci, con testi di Jean-Christophe Babin, Maria Emanuela Bruni, Frida Carazzato, Emanuele Guidi, Adam Kleinman, Michela Maffongelli, Marta Papini, Beatrix Ruf e Francesco Stocchi.

LE ARTISTE – Chiara Bersani (San Rocco al Porto, Lodi, 1984) è una performer, coreografa e artista visiva attiva tra arti performative, teatro di ricerca e danza contemporanea. La sua pratica si sviluppa a partire dal concetto di Corpo Politico e dalle specificità del proprio corpo, inteso come strumento espressivo e poetico. Bersani contrasta le rappresentazioni stereotipate della disabilità e pensa la corporeità come forma di resistenza e di costruzione di comunità. La giuria l’ha selezionata per la capacità trasformativa di una pratica in cui il corpo diventa voce e soggetto politico, riconoscendo in Gentle Unicorn un esempio emblematico del corpo come dispositivo anarchico, capace di sovvertire le norme del controllo e della disciplina estetica.
Adji Dieye (Milano, 1991) è un’artista multidisciplinare che vive e lavora tra Milano e Dakar. La sua ricerca riguarda il rapporto tra immagini, identità e potere nel mondo contemporaneo. Analizzando immagini pubblicitarie, architetture e archivi nazionali, a partire da quelli del Senegal, studia le forme visive con cui una comunità afferma la propria autodeterminazione. Al centro del suo lavoro c’è la fotografia, che Dieye usa come strumento critico e porta verso l’installazione, la scultura e il video, per interrogare il modo in cui lo sguardo europeo ha costruito l’immagine dell’Africa. La giuria ha sottolineato la capacità dell’artista di muoversi tra documentario e invenzione, restituendo attenzione a memorie, silenzi ed eventi esclusi dalle narrazioni storiche.
Margherita Moscardini (Livorno, 1981) indaga i processi di trasformazione urbana, sociale e naturale dei territori. I suoi lavori multidimensionali, attraverso il confronto con il diritto, immaginano modi differenti di abitare. La sua pratica attraversa l’architettura, la città e la cittadinanza, generando sculture concepite come oggetti e spazi praticabili dotati di statuti giuridici che mettono in discussione la proprietà e la sovranità dello Stato in cui si trovano. La giuria ha riconosciuto il rigore dell’intreccio tra teoria e forma e la capacità di interrogare lo spazio nel suo significato urbano, architettonico e sociale.
Le tre finaliste sono state scelte da una giuria internazionale composta da Francesco Stocchi, Micol Forti, Adam Kleinman, Beatrix Ruf e Rein Wolfs, tra una rosa di candidati individuati da curatori, ricercatori, critici e giornalisti del panorama dell’arte contemporanea in Italia.
I candidati di quest’anno sono stati proposti da Lucia Aspesi, Matteo Binci, Christian Caliandro, Frida Carazzato, Treti Galaxie, Emanuele Guidi, Denis Isaia, Marta Papini, Anna Santomauro. I nomi delle finaliste sono stati annunciati il 24 ottobre 2025 durante un evento speciale all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi.

LA STORIA DEL PREMIO – Nato nel 2000 come Premio per la Giovane Arte, il progetto costituisce uno dei nuclei fondanti della Collezione d’arte del MAXXI e ha accompagnato negli anni il percorso di affermazione di numerosi artisti sulla scena internazionale. Tra i finalisti delle precedenti edizioni figurano tra gli altri Micol Assael, Yuri Ancarani, Giorgio Andreotta Calò, Massimo Bartolini, Vanessa Beecroft, Rosa Barba, Rossella Biscotti, Lara Favaretto, Marinella Senatore, Nico Vascellari e Francesco Vezzoli.
Nel 2018, con il sostegno di Bulgari, è diventato Maxxi Bvlgari Prize, rafforzando la propria dimensione internazionale. Le prime quattro edizioni sono state vinte da Diego Marcon (2018), Tomaso De Luca (2020), Alessandra Ferrini (2022) e Monia Ben Hamouda (2024).
Giunta alla quinta edizione, la collaborazione tra il Museo e la Maison — avviata nel 2018 e passata dal 2024 sotto l’egida di Fondazione Bvlgari — continua a legare la produzione di nuove opere alla crescita della Collezione Maxxi.

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