Da Chanel atmosfere fiabesche per il debutto di Blazy nell’haute couture

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“Uccello su un fungo. Ho visto la bellezza subito. Poi è andato, volato via”, recita un haiku anonimo. Sono i brevi versi di questa poesia giapponese a spiegare il senso della sfilata della nuova collezione di Haute Couture di Chanel per la Primavera/Estate 2026, che segna il debutto nell’alta moda della iconica maison francese, del direttore creativo Matthieu Blazy.

Quello citato nei poetici versi è forse lo stesso uccellino del video-animato lanciato da Chanel qualche giorno fa, come anticipo della sfilata: un piccolo pennuto grigio e bianco che entra da una finestra nell’atelier di rue Cambon e svolazza tra tessuti e abili mani che cuciono ricami, assieme ad altri piccoli animali dei boschi spuntati all’improvviso. Sembrano i protagonisti di un cartoon di Disney. Infatti il defilè parigino si apre sulle note di un classico Disney, il canto che Aurora, protagonista de “La bella addormentata nel bosco”, intona mentre percorre il bosco, circondata dai piccoli animali che lo abitano.

L’intento di Blazy era quello di trasportare il pubblico in una fiaba, quella dell’alta moda. Per raggiungere il suo scopo, il designer si è avvalso anche di una scenografia fantastica: funghi giganti colorati di bianco, rosso e fucsia, e improbabili salici piangenti color rosa. Tra questi sfilavano modelle di tutte le etnie. In prima fila a guardarle incantate, Penelope Cruz, ambasciatrice Chanel e Nikole Kidman.
Nella nota che accompagna la collezione, Blazy condivide la sua visione emozionale dell’haute couture, intesa come uno scambio tra chi crea e chi indossa, dove l’abito celebra chi lo indossa, la sua individualità. Al centro di ogni abito c’è la donna anzi, ce ne sono tante, tutte donne diverse, che il designer immagina vivano una vera e propria metamorfosi. Le vede trasformarsi in uccelli colorati (proprio come quelli che accompagnano Aurora nel suo canto nel bosco) e volare via, libere.

Blazy trae ispirazione dagli anni Venti con le silhouette scivolate e le applicazioni spettacolari, a dalla natura, come mostra l’allestimento che allude al bosco, cornice anche della sfilata Dior Haute Couture e di Schiaparelli. Anche qui da Chanel c’è un abbondante uso di piume, per definire abiti e gonne e per creare l’immagine ieratica di donne-uccello, di creature antropomorfe, dunque divine, lontane da ogni disturbante questione terrena, sia dalle logiche di mercato, sia dalle isterie delle rincorse ai fatturati.
La couture torna all’essenziale e anche il tailleur e le borse iconiche della maison “si spogliano”: diventano leggere, svelano la loro costruzione. Sono in tulle trasparente. Lo stesso vale per blue e abiti, sui quali anche un dettaglio come una cintura diventa un impalpabile layer. La parola d’ordine è leggerezza. Applicate e voluminose o disegnate, ricreate attraverso sfumature e riflessi, le piume sono l’emblema della leggerezza e della libertà e il modo in cui vengono proposte è fresco. Creano il volume sulla gonna di un abito, contrastano trame di tweed, alleggeriscono le mise. I gioielli no, sono voluminosi, si fanno notare, sono ricchi, elaborati, pieni di colore, da principessa, ma con piccoli elementi giocosi, come l’uccellino in smalto che spunta come dondolandosi negli orecchini chandelier. Contrastano con i  tessuti sono impalpabili, mousseline di seta e chiffon, utilizzati in abiti svolazzanti, ma anche per tailleur tre pezzi, composti da giacca, blusa, gonna o pantaloni. Si parte da tonalità nude, dalle trasparenze. Prima con décor che illuminano appena i profili, poi con lavorazioni sempre più importanti: ricami complessi, applicazioni preziose che si trasformano in mosaici, come opere d’arte.

Le icone dello stile Chanel restano le stesse. Delineato e definito, ridotto alle sue dimensioni essenziali e costruito con trasparenze di mussola di seta in tonalità delicate, il tailleur Chanel apre la sfilata. Appare quasi come un ricordo delle storie stratificate di Chanel, intrecciate con quelle di chi lo indossa; una delicata lettera d’amore ricamata, una bottiglia di N°5, un rossetto rosso, simboli e artefatti emozionali appaiono, in mussola di seta o come gioielli. Infilati nelle tasche, cuciti negli interni, appesi alla famosa catena che li appesantisce, o in un “palinsesto” dell’iconica borsa; una simbolica vita interiore è esposta all’esterno. Una lettera d’amore, sia all’artigianato e alla costruzione dell’Haute Couture, sia nella sua forma letterale. Eppure, durante questo processo, avviene una metamorfosi: le donne al centro della collezione iniziano a trasformarsi in uccelli. Viene immaginata una molteplicità di uccelli, ognuno con una forma e un aspetto unici, realizzati attraverso i rituali degli atelier di Haute Couture flou e tailleur, insieme agli artigiani di tessuti, ricami e plissettature di Le 19M. Dai look nero corvino, con un’attenzione particolare alle supreme capacità di taglio del tailleur e alla loro fluidità nel flou , ai complessi piumaggi colorati evocati in ricami, stratificazioni, plissettature e intrecci, dove la piuma è spesso evocata, ma raramente utilizzata. Una miriade di uccelli appare, dai domestici agli esotici: dal semplice piccione grigio all’eccentrica spatola rosa; dall’airone lineare al cacatua crestato.
Come una cospirazione di corvi, o una dispettosa gazza, gli uccelli si radunano attorno a imponenti funghi in un bosco di salici incantato, per poi scomparire, liberi di volare via. Qui, gli uccelli sono visti come simboli per eccellenza di libertà, o semplicemente come se stessi. Il mondo naturale si trasforma, o semplicemente si celebra. Gli archetipi di Chanel sono allo stesso tempo fondamento della collezione e parte di un mondo onirico. Per un breve istante l’haute couture concede una pausa poetica. Poi scompare. Vola via.

(Riproduzione riservata) 

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