“Cerco di fare seriamente il mio lavoro. Cerco di farlo nel migliore modo possibile. Sostenibile in un modo possibile, perchè per essere realmente sostenibili, dovremo chiudere tutto, niente macchine niente vestiti, non consumare nulla. Quindi c’è molta ipocrisia in questo. E in questo senso dico che dobbiamo essere onesti e fare il nostro lavoro meglio che possiamo, portando creatività, qualità, comprensione”.
Così Miuccia Prada nel back stage della sfilata della collezione maschile Autunno/Inverno 2026 del suo marchio, in un’intervista video dove esprime senza peli sulla lingua, il suo pensiero sulla sostenibilità nella moda. Una rivelazione clamorosa sulla reale applicazione della sostenibilità, subito rimbalzata da Instagram ad altri social. Un tema che sicuramente terrà occupata la stampa specializzata e gli esperti di moda nei prossimi mesi. Ovvero: “nel fashion può esistere una reale sostenibilità? I grandi marchi la praticano davvero oppure è tutta scena, come fa intendere la grande stilista?
Intanto, nel presentare il guardaroba per l’uomo nuovo del suo marchio, Miuccia Prada e Raf Simons hanno riflettuto sulla moda di altre epoche, sul significato del passato, che inevitabilmente influenza ciò che verrà, e nostro malgrado ne definisce forma e contenuti.
La domanda che si erano posti i due creativi nel comporre la collezione “Before and next“, era molto poco insidiosa: “Cosa siamo in grado di creare partendo da quanto già conosciamo?”. Ma anche, “Cosa siamo in grado di creare partendo da quanto già conosciamo?”.
Così, la collezione Prada Uomo Autunno/Inverno 2026 suggerisce una trasformazione dei capi maschili che ha origine nel passato. In tempi incerti e imprevedibili, una nuova silhouette allungata racchiude la consapevolezza della forma umana, della sua postura e gestualità. Seguendo le orme della tradizione, i capi nascono da elementi familiari, ma trasformati rimettendo in gioco le convenzioni. Gli abiti si fanno portatori di impressioni di vita, sottolineano l’importanza della durata e la persistenza di valori umani universali, valori di civiltà come la cultura, il significato, l’intelligenza e la cura. Ricordare è un segno di rispetto. È un segno di rispetto andare avanti ma senza cancellare ciò che è venuto prima, mantenere un’idea di bellezza e trasformarla in qualcosa di nuovo.
In passerella sfilano dunque look rassicuranti. Cappotti smilzi dall’aria retrò, trench bicolore con mantelline alla Sherlock Holmes in contrasto cromatico, camicie a quadri con polsi maxi, cappelli fedora oppure a cloche, in un allestimento di boiserie su muri dai colori pastello e caminetti di pietra, come parti di case abitate nel tempo. Archeologie del pensiero, della bellezza e delle vite. Semplici nell’aspetto ma complessi nella costruzione, i capi suscitano curiosità grazie a un’architettura essenziale che mette in risalto ciò che si cela al loro interno. Le stampe collage riportano alla luce considerazioni di altri tempi, giustapponendo livelli di significato e riferimenti a epoche diverse — antichità, rinascimento, modernità — in un ritratto dell’esperienza umana.
Il Deposito della Fondazione Prada, segnato da un passato immaginario, diventa uno spazio liminale, dove le vestigia delle vite interiori incorniciano una nuova arena dedicata
all’esposizione pubblica, alla connessione e all’unità. Ciò che di solito è nascosto viene rivelato, ciò che è chiuso si apre.
Nel parterre: Rauw Alejandro, Giovanni Caccamo, Akinola Davies Jr., Gawon, Jack Harlow, Kelvin Harrison Jr., Levon Hawke, Maya Hawke, Nicholas Hoult, Greg Hsu, Damson Idris, Karina, Saint Levant, Jia Ling, Ma Long, Mahmood, Win Metawin Opas-iamkajorn, Jannis Niewöhner, Louis Partridge, Kentaro Sakaguchi, Rish Shah, Troye Sivan e Byeon Wooseok.
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