Brunello Cucinelli diretto da Tornatore nel film Il visionario garbato, la mie passioni le carte e i libri

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Sono i ricordi e le passioni di Brunello Cucinelli, “per le carte da gioco e per i libri“, dice lui, a ispirare al regista premio Oscar Giuseppe Tornatore, alcune tra le scene più suggestive e poetiche del film, “Il visionario Garbato”, che racconta la vita dell’ imprenditore umanista, che ha fatto della filosofia degli antichi greci, la base della sua professione nella moda. Le musiche sono del maestro Nicola Piovani, autore di tante importanti colonne sonore per film iconici, premio Oscar nel 1999, per le musiche del film La vita è bella, di Roberto Benigni.

Co-prodotto dalla Brunello Cucinelli spa e Masi Film, in collaborazione con Rai Cinema per la distribuzione, il film è stato presentato con un’indimenticabile anteprima a Cinecittà, nel nuovo Teatro 22, il più grande d’Europa, capace di ospitare 1300 persone. A seguire, dopo la proiezione della pellicola, della durata di due ore e 5 minuti (“Forse taglierò 5 minuti” scherza Tornatore), ma cominciata con un’ora di ritardo rispetto alla programmazione, per via dell’attesa della premier Giorgia Meloni,  che però ha solo rapidamente salutato Cucinelli, per andare ad assolvere altri impegni – si è tenuta un’elegante cena di gala, sempre a Cinecittà, nella ricostruita Basilica Aemilla.

Al gala hanno preso parte tutti gli invitati. Tra questi, l’ex premier Mario Draghi, il presidente della Camera della Moda, Carlo Capasa, accompagnato da sua moglie, l’attrice Stefania Rocca, Paolo Del Brocco amministratore delegato di Rai Cinema, il presidente di Cinecittà Antonio Saccone, l’amministratore delegato di Cineccità, Manuela Cacciamani, il presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano Giovanni Malagò. Tanti attori e attrici, tra i quali Claudio Santamaria e Anna Foglietta. Oltre mille gli ospiti presenti.
Il film uscirà nella sale martedì 9 dicembre. Ma Tornatore, molto superstizioso, ha convinto Cucinelli a rivedere la proiezione assieme l’8 dicembre, il giorno prima, come rivelato dai due nella conferenza stampa di presentazione al Teatro dell’Opera di Roma. Perché, “Né di Venere né di Marte, non si parte e non si da vita all’arte” recita il vecchio adagio, come ricorda Cucinelli. “Tornatore è scaramantico – conferma l’imprenditore- tanto che io un giorno mi presentai da lui con una bellissima giacca di cachemire color bordeaux che mi piaceva tanto. E lui mi gridò “No, il viola mai! Ma questo non è viola, è bordeaux risposi!”.
Il cast del film comprende attori che hanno interpretato Brunello Cucinelli da bambino, da adolescente, da ragazzo. Ma anche altri attori e attrici nei ruoli della moglie Federica da giovane, di suo padre e di sua madre, dei nonni. Brunello ragazzo è Saul Nanni; Brunello a 7 anni è il piccolo Francesco Cannevale; Brunello a 15 anni, Francesco Ferroni. Sua moglie Federica da ragazza è Emma Fatone. Mamma Maria, amatissima madre di Brunello è Beatrice Carlani. La madre è una figura determinante per la formazione del piccolo Brunello, tanto che all’inizio del film si vede una povera famiglia di mezzadri che viveva in un casolare, senza luce e senza tv, ma mamma Maria leggeva a Brunello, il minore dei suoi tre figli, ma il suo preferito, l’Orlando Furioso e altri poemi, che il piccolo adorava, pur creandogli questi racconti paure notturne di guerrieri e di sanguinose battaglie. Il padre, interpretato da Umberto Matteo Calderini, è un’altra figura-chiave nell’evoluzione del personaggio. Si capisce in una scena, quando, dopo aver lavorato sempre in campagna, l’uomo decide di dare una vita migliore alla sua famiglia, trasferendosi in una cittadina, in una casa con acqua luce e tv. Ma dovrà trasformarsi da contadino in operaio. Dopo qualche tempo il giovane Brunello adolescente sente nascosto dietro una porta, suo padre piangere al ritorno dal lavoro in fabbrica, per essere stato trattato “come una bestia” racconta a sua moglie. Questo determinerà in lui il desiderio di riscatto e l’idea del “Capitalismo umanistico”, che applicherà nella vita professionale come regola imprenditoriale imprescindibile. Un principio che ha fatto il giro del mondo in decine di interviste, dove Brunello dichiara che “il lavoro dev’essere rispettato, ma prima ancora lo deve essere l’essere umano, che deve ricevere un salario adeguato e condizioni di lavoro decorose”. Altra figura determinante per Brunello è stata quella di Don Alberto interpretato da Sergio Sbano. Infine Walter, che è Tommaso Pianelli. Nel film compaiono intervistati tutte la famiglia di Brunello al completo, la moglie Federica Benda Cucinelli e le figlie Camilla e Carolina, i fratelli Giovannino e Walter, ma anche Ramin Arani, Mario Draghi, Nick Sullivan, Liu Tao, Gianluca Vacchi, la big della tv americana Oprah Winfrey, l’attore Patrick Dempsey.

Brunello Cucinelli è la voce narrante del film che racconta la sua storia e aggirandosi nei luoghi della sua infanzia e della sua giovinezza “come un fantasma” ride Tornatore, rivedendo se stesso bambino, i suoi nonni, i suoi genitori, tutti contadini che lavoravano la terra e vivevano in simbiosi con essa, senza mai dimenticare, pur nella povertà, il senso della comunità: “La prima balla di grano, imponeva mio nonno, non era per noi, ma per la gente”. Brunello bambino tracciava i solchi nella terra trainando i buoi e suo padre gli diceva “Falli dritti, sono più belli”. Da qui la sua proverbiale precisione in tutto quello che ha costruito, compreso il borgo di Solomeo, che ha completamente ristrutturato dal castello al Teatro, fino alla valle restituita al verde dei campi.

Nel film le scene clou sono tante. Come quella iniziale, dove si vendono i vigneti di notte percorsi da Brunello a piedi, illuminati da mille bracieri che “mantengono la temperature almeno a cinque gradi, evitando le gelate notturne” spiega lui. E poi la scena in cui Brunello bambino entra per la prima volta nell’amato bar del paese con suoi nonno e guardandolo giocare a carte, impara e scopre di avere un talento innato per il gioco, grazie alla sua naturale predisposizione per la matematica. “Se gioco a scopa, so dire sempre quali carte ha in mano il mio avversario nell’ultima mano della partita. Perchè so fare bene i conti. Per questo li faccio anche da imprenditore, a mente. La matematica è la legge dell’universo, diceva Pitagora, ricordatelo.  A questo punto Tornatore inserisce tra una scena e l’altra, Cucinelli di oggi che gioca a carte con un avversario che non si vede mai durante tutta la partita. Solo alla fine del film si scoprirà che sta giocando con se stesso bambino. “Confesso che giocare a carte è stata sempre una passione- rivela- e il bar è il luogo dove ho imparato la vita”. Una volta diventato un adolescente Brunello scopre che può anche vincere denaro al bar, ma sentendo gli studenti universitari ripassare le lezioni di filosofia, capisce l’importanza della lettura e soprattutto degli insegnamenti dei filosofi greci. Ecco quindi che Tornatore ha inserito una scena dove Cucinelli si aggira in un labirinto fatto con 60mila libri, quelli che il Re di Solomeo ha voluto entrassero a far parte della Biblioteca del Borgo di Solomeo, “Il mio luogo dell’anima”. “Voi potrete avere mille case nella vita – ricorda nel corso della conferenza stampa-  ma il vostro posto dell’anima è uno solo. Io viaggio tanto, perché sono costretto dal mio lavoro, ma poi non vedo l’ora di tornare a casa e mettermi davanti al camino la sera a guardare per ore il fuoco, che mi ha sempre affascinato. E’ qui che mi vengono le idee”.  Infine, la scena finale, con una tavolata in campagna con i suoi dipendenti lunga un chilometro. “Tutto reale” risponde Tornatore a un giornalista che gli chiede se avesse utilizzato l’Intelligenza artificiale per certe inquadrature.
Insomma, basato sulla contaminazione tra documentario e finzione, il film ripercorre i luoghi e i momenti chiave della parabola esistenziale di Cucinelli: dall’infanzia in campagna al borgo di Solomeo, trasformato nel simbolo di un capitalismo umanistico. Testimonianze, immagini d’archivio e ricordi personali mostrano un uomo che, da origini umili, ha costruito un’azienda di fama mondiale mantenendo saldi i valori di dignità, bellezza e giustizia sociale. Il racconto si chiude con la consapevolezza che i sogni, coltivati con coraggio, sono la vera forza che guida il destino. Brunello, il visionario garbato non è un documentario, non è un film, non è uno spot pubblicitario, ma una fusione di generi.

“L’idea – spiega Tornatore – è stata quella raccontare la vita dell’imprenditore Brunello Cucinelli in un intreccio di linguaggi: da un lato il documentario classico, dall’altro la messa in scena cinematografica di un film forse inesistente. I due piani narrativi si sovrappongono e si contaminano, in una ricerca sperimentale audace e spensierata. Sin dalla stesura del soggetto, l’idea di fondo è stata raccontare la vita umile e illuminata dell’imprenditore Brunello Cucinelli incrociando stili diversi di narrazione. Non soltanto il modello del documentario canonico che si nutre di testimonianze e materiali d’archivio vari, inclusa l’intima rievocazione del protagonista stesso, ma anche lo schema dell’opera cinematografica a soggetto basata sulla messa in scena dei capitoli più significativi di un film che forse non esiste, o forse sì. Nella tessitura del racconto i due stili non soltanto convivono ma si intersecano, talvolta invadendo ciascuno il territorio dell’altro, in un’orditura narrativa non estranea all’azzardo. In questo senso Brunello, il visionario garbato può essere definito un film sperimentale” conclude il regista.
“Ho provato un’immensa gioia a rivedere il film – commenta Cucinelli- che il mio stimatissimo Maestro Giuseppe Tornatore ci ha donato, in un luogo così affascinante come il Teatro 22 di Cinecittà, assieme alle persone speciali cui sono legato da grande affetto. La presenza alla première mondiale di tanti stimati giornalisti, autorità, celebrità internazionali e il calore della mia famiglia e degli amici di sempre hanno moltiplicato l’emozione e il sentimento di gratitudine che sento molto profondo. Questa opera poetica è stata impreziosita dalle musiche di un artista formidabile a me particolarmente caro come Nicola Piovani, e sono tanto più onorato pensando al genio creativo di due Premi Oscar come loro, che rappresentano al meglio la nostra amata Italia. Sono immensamente grato a tutti coloro che hanno reso possibile il sogno di raccontare la mia storia personale e professionale; un pensiero riconoscente va ad Antonio Saccone, Presidente di Cinecittà, e all’AD Manuela Cacciamani, cui si deve la bellezza di questo Teatro realizzato ex novo, e all’amico Paolo Del Brocco, AD di Rai Cinema, che apprezzo molto e con il quale condividiamo l’amore per le cose fatte per bene. Quella mirabilmente narrata nel film documentario è in fondo una storia di perseveranza e di passione, per cui sento di volerla dedicare a tutti i giovani affinché coltivino sempre il proprio sogno di bellezza, senza alcuna paura, perché è proprio dai sogni che nasce la vera crescita spirituale dell’essere umana”.

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